Domenica, 11 Aprile 2021

Coronavirus, infermiera positiva muore a 28 anni: i medici fanno nascere la sua bambina

I medici sono riuscita a praticarle un cesareo d’urgenza prima che morisse e a salvare la figlia. La sua storia ha suscitato commozione e preoccupazione nel Regno Unito, dove si susseguono gli appelli delle associazioni che chiedono maggiori tutele per le operatrici sanitarie incinte

Una giovane infermiera di 28 anni è morta domenica in ospedale, dopo essere risultata positiva al coronavirus. Mary Agyeiwaa Agyapong era incinta e i medici sono riusciti, prima che morisse, a far nascere la bambina che portava in grembo con un parto cesareo d'urgenza. La sua storia, raccontata sui principali media britannici, ha suscitato commozione e preoccupazione per le condizioni di lavoro e i rischi a cui possono essere esposte le operatrici sanitarie incinte.

Mary lavorava da cinque anni al Luton and Dunstable University Hospital, nel Bedfordshire. Il suo ultimo giorno di turno era stato il 12 marzo, hanno fatto sapere dall’ospedale, specificando che non aveva lavorato a contatto con pazienti affetti da Covid-19. Il 5 aprile era risultata positiva al virus e non è chiaro ancora se si sia infettata lavorando. Due giorni dopo era stata ricoverata in ospedale, dove è morta domenica. La bambina “sta bene”, fanno sapere i medici, ma al momento non si sa ancora se sia positiva al virus, mentre il marito di Mary è in autoisolamento. Per i colleghi Mary era “una infermiera fantastica e un grande esempio di ciò che rappresentiamo”. 

Regno Unito, muore infermiera positiva la coronavirus: una raccolta fondi per sostenere la sua famiglia

Su GoFundMe è stata lanciata una campagna per sostenere la sua famiglia e in pochi giorni sono stati raccolte più di 118mila sterline. “Sorella Mary era una mia collega. Ho lavorato al suo fianco per qualche anno. Merita che la sua famiglia sia aiutata, dopo che lei ha dedicato la sua vita al servizio sanitario nazionale come infermiera”, scrive una collega. 

Riportando la vicenda di Mary Agyeiwaa Agyapong, il Guardian dà conto delle denunce di varie organizzazioni a supporto delle donne incinte secondo cui centinaia di professioniste del settore sanitarie hanno detto di essere state obbligate ad andare a lavorare, a volte anche senza dispositivi di protezione individuale, nonostante avessero timori per la gravidanza in corso. Secondo le linea guida del Royal Collage of Obstetricians and Gynaecologists (Rcog), le donne che non hanno ancora raggiunto le 28 settimane di gestazione possono continuare a lavorare con pazienti non-Covid con le dovute precauzioni. Contro questa linea si battono diversi gruppi e associazioni e più di 50mila persone hanno firmato una petizione online per chiedere di maggiori tutele, anche economiche, per le operatrici sanitarie incinte in questo momento. 

Fonte: Guardian →
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