Sabato, 10 Aprile 2021

Coronavirus, il parroco di Codogno: "Venti bare contemporaneamente in chiesa, mai visto nulla del genere"

Monsignor Iginio Passerini, parroco di Codogno, primo focolaio individuato del coronavirus, racconta timori e speranze per il futuro: "Siamo stati i primi a isolarci, siamo ancora chiusi"

Una piazza di Codogno nei giorni della zona rossa, due mesi fa. Foto: Ansa

''Una situazione mai vista. Mai mi sarei aspettato 20 feretri in parrocchia''. Lo dice commosso Monsignor Iginio Passerini, parroco di Codogno, primo focolaio individuato del coronavirus. La cittadina finora ha registrato oltre 300 contagi e più di 185 morti. In un'intervista a 'Il Giornale' l'uomo di Chiesa racconta timori e speranze. A due mesi esatta dalla serrata per il primo focolaio d'Italia, il parroco descrive la situazione attuale ''Siamo ancora isolati, si esce in modo misurato".

"Siamo stati i primi a isolarci, siamo ancora chiusi".

"Siamo in attesa fiduciosa di una ripresa. La preoccupazione più forte è per il lavoro - ammette il don - Tanti stanno aspettando di riprendere l'attività, qua a Codogno ci sono molte imprese, che ancora sono ferme. E poi, c'è l'ospedale che è chiuso; auspichiamo la riapertura appena terminerà l'emergenza''.

Dopo aver celebrato ''la messa domenicale in streaming, quella feriale via radio'' monsignor Passerini spera che ci sia presto una fase 2 anche per le chiese. ''Appena riparte il resto, penso sia giusto che riprendano anche le messe, pur con una partecipazione controllata. È in corso un dialogo tra Cei e governo sui tempi e le modalità di ripresa delle celebrazioni. Io auspico che avvenga presto, già dal 4 maggio. Sono due mesi che non celebriamo con i fedeli''. Certo, ammette, ''alcuni gesti non potremmo farli, come lo scambio della pace. Ma l'importante è che non sia chiuso il cuore''.

Nessuno potrà mai dimenticare cosa è successo in Lombardia in questo inizio 2020: "Abbiamo messo a disposizione dei feretri una delle chiese di Codogno. Lo spettacolo non è stato piacevole. Abbiamo avuto anche 20 bare contemporaneamente; un numero di decessi mai visto. Questo ha segnato l'esperienza della Pasqua, che per noi cristiani è la vittoria della vita sulla morte". 

Fonte: Il Giornale →
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