Coronavirus, l'esempio di don Alessio: il giovane parroco-infermiere torna in corsia

"Il Signore ci ha insegnato ad amare il prossimo. In questo momento, per me, amare il prossimo significare rientrare in corsia. L’altro ieri ho fatto il mio primo turno, mi sono sentito bene" dice Don Alessio Strapazzon, parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi

La foto di Don Alessio pubblicata da Avvenire

Le sue sono parole di generosità, di coraggio, di una fede più concreta e attuale che mai: "Il Signore ci ha insegnato ad amare il prossimo. In questo momento, per me, amare il prossimo significare rientrare in corsia. L’altro ieri ho fatto il mio primo turno, mi sono sentito bene". A pronunciarle è Don Alessio Strapazzon, parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, ai piedi della diga del Vajont.

Si sta dividendo tra il sostegno ai parrocchiani e il suo lavoro da infermiere. Già proprio così. Da qualche giorno presta servizio anche come infermiere nel reparto di Pneumologia dedicato alla cura del Coronavirus presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno. La sua storia è raccontata da Avvenire, il quotidiano della conferenza episcopale italiana.

Don Alessio Strapazzon, il parroco-infermiere che torna in corsia

Tutti lo hanno incoraggiato e sostenuto: il vescovo, Renato Marangoni, il presbiterio, i diaconi e tutti i parrocchiani venuti a conoscenza della sua decisione 

"Don Alessio è un grande, siamo tutti con lui, con i suoi colleghi infermieri ed i medici" lo incoraggia il sindaco di Longarone, Roberto Padrin.

Prima di intraprendere gli studi per diventare sacerdote, don Alessio, 37 anni, originario della parrocchia di San Tomaso Agordino, si era laureato in scienze infermieristiche presso l'Università degli studi di Padova.

In queste settimane di totale emergenza negli ospedali da nord a sud c'è bisogno di tutti i professionisti sanitari. Don Alessio Strapazzon non ha esitato. E' già operativo in corsia: "L’idea di essere infermiere, di poter aiutare in qualche modo, e pensare a tutti i colleghi che in questo momento stanno lavorando tanto e stanno dando tutto quello che hanno, in un certo modo non mi concedeva di stare a casa perché nel cuore io avevo bisogno di dare la mia disponibilità, di aiutarli, perché si è tutti una grande famiglia".

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Un grande esempio.  In ospedale a Belluno ci sono 44 persone ricoverate per Covd-19, 7 in terapia intensiva. In tutta la provincia veneta i positivi al tampone sono circa 280: la maggior parte asintomatica in isolamento domiciliare.

Fonte: Avvenire →

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