Venerdì, 23 Aprile 2021

Coronavirus, pensionato si sveglia dopo 57 giorni in terapia intensiva

Julio Lumbreras è stato intubato lo scorso 27 febbraio: non sapeva di avere il contratto il Covid-19. Si è svegliato dopo due mesi in un mondo completamente diverso

Foto di repertorio non riferita al contenuto dell'articolo

Si è svegliato dopo 57 giorni, in un altro mondo, ma ancora vivo. È la storia di Julio Lumbreras, un pensionato spagnolo di 65 anni, rimasto intubato per quasi due mesi nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Torrejón, città della comunità autonoma di Madrid. A raccontare la sua storia è Pablo Linde su "El Pais".

Lumbreras è stato uno dei primi pazienti spagnoli a finire in terapia intensiva, ma in realtà all’inizio nessuno aveva sospettato che avesse contratto il Covid-19. Il 65enne, riporta El Pais, iniziò a manifestare i primi sintomi della malattia il 19 febbraio scorso, quando in Europa i casi di coronavirus si contavano sulle dita di una mano. Dopo averlo auscultato, il suo medico di base lo mandò in ospedale per ulteriori accertamenti. Dalla radiografia emerse che Lumbreras aveva una polmonite, ma almeno all'inizio nessuno pensò al coronavirus. Del resto, come riferito dal figlio Sergio a "El Pais", l’uomo non era mai stato in Cina né aveva avuto contatti con persone tornate da Paesi a rischio. Gli venne detto di stare a casa e prendere un antibiotico.

La terapia ovviamente non funzionò e le condizioni di salute del pensionato peggiorarono rapidamente. La sera del 26 febbraio i familiari decisero di portarlo in ospedale e la mattina del 27, dopo una notte passata sotto osservazione, Lumbreras venne intubato. Quando ha chiuso gli occhi non sapeva di aver contratto il coronavirus e per la verità non lo sapevano neppure i medici. I primi due tamponi effettuati diedero esito negativo, solo il terzo confermò l’infezione.

Nonostante avesse smesso di fumare da otto anni, a causa del suo passato da tabagista il pensionato soffriva di broncopneumopatia cronica ostruttiva e di ipertensione. I medici provarono con le terapie sperimentali e alla fine, come ultima ratio, con dei farmaci costicosteroidei. Contro ogni previsione, dopo più di un mese attaccato al ventilatore le condizioni di Lumbreras iniziarono a migliorare. "È stato molto frustrante", ha ammesso a 'El Pais' uno dei medici che lo aveva in cura. "Fortunatamente, il virus non aveva colpito altri organi, altrimenti probabilmente non ne sarebbe uscito vivo". Il 65enne si è svegliato dal coma farmacologico solo qualche giorno fa. Ora dovrà iniziare la riabilitazione. La strada è ancora lunga, ma il peggio è alle spalle. Si è svegliato in un mondo diverso da quello che aveva lasciato. Ma è ancora qui.

Fonte: El Pais →
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