Da chef a senzatetto dopo aver perso il lavoro a causa del coronavirus: il dramma di Gregorio

Da un mese dorme in macchina, chiedendo l'elemosina e cercando disperatamente un lavoro. "Quello che mi fa più male sono gli sguardi di tanta gente. Ho avuto più aiuto da stranieri che dai miei propri connazionali", racconta

"La mattina mi alzo, poggio il cappellino per terra e poi guardo l'asfalto fino alla sera alle otto, aspettando la benevolenza della gente che purtroppo scarseggia". Gregorio Perfetti, chef italiano di 44 anni, fino a qualche mese fa viveva una vita normale. Oggi vive in auto, tra Roma e il parcheggio di un'area commerciale ad Ariccia. Lavorava come chef in Germania, dopo tante esperienze all'estero iniziate quando era ancora un ragazzo. Tornato in Italia per fare dei documenti e un po' di vacanza, Perfetti è rimasto bloccato dal lockdown.

Nel frattempo ha perso il suo lavoro in Germania, perché il ristorante ha continuato ad essere aperto e il suo capo aveva dovuto comunque assumere una persona per sostituirlo, e così Gregorio si è trovato in questo limbo. Per i primi mesi è rimasto in un b&b alla periferia di Roma, ma i soldi hanno iniziato a scarseggiare, tra le spese per il soggiorno e i soldi da mandare alla figlia che vive a Parigi con l'ex moglie, e così ha dovuto lasciare la struttura e da un mese dorme in macchina.

Sta cercando un lavoro, ma chiaramente non è facile. Nel frattempo tutto quello che può fare è chiedere l'elemosina. "Mai avrei pensato di ritrovarmi in questa situazione", racconta a Repubblica.

"Quello che mi fa più male sono gli sguardi di tanta gente. Ho avuto più aiuto da stranieri che dai miei propri connazionali. Molti hanno la tendenza a passarmi vicino e poi allontanarsi subito come se avessi il coronavirus e chissà cosa di più. Oppure mi chiedono: 'Che stai a fare lì a terra? Vai a lavorare'. E io rispondo: 'Se mi dai un lavoro io vengo'. Tanta gente si ferma, guarda il passaporto e mi chiede se sono davvero italiano. Alla fine gliel'ho scritto su un cartello"

"Ho provato a cercare lavoro ma il lockdown è stato un grandissimo colpo per la ristorazione. Già prima era difficile, ora hanno paura di prendere personale per poi non farcela. Avrei bisogno di un luogo dove dormire e lavarmi, anche perché uno non si può presentare per un eventuale lavoro così come sto adesso", spiega.

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"Mia figlia di questo non sa niente. Che le dico, che il papà sta in mezzo alla strada e chiede la carità? Studia, non lavora, la metterei solo in difficoltà. Non vedo l'ora di ritornare alla normalità".

Fonte: Repubblica.it →

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