Martedì, 13 Aprile 2021

"Dopo Codogno, ho subito chiuso tre Rsa: la Regione ha detto di riaprire"

L'intervista di BresciaToday a Bruno Guarneri, direttore sanitario delle Rsa di Barbariga, Orzivecchi e Orzinuovi

La Residenza sanitaria assistenziale di Orzivecchi (Brescia)

BresciaToday ha intervistato Bruno Guarneri, direttore sanitario delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) di Barbariga, Orzivecchi e Orzinuovi, nonché noto neurofisiopatologo del Civile e docente dell'Università di Brescia. "Dopo il primo caso di Codogno, avevo deciso di chiudere tutto. Peccato che, dopo tre giorni, la Regione ha detto che dovevano restare aperti", sostiene Guarneri.

Quando aveva deciso di chiudere tutto?

"Alla comparsa dei primi casi a Codogno, cioè lo scorso 22 febbraio. Ci è sembrata una decisione ovvia e scontata, visto che non facevano altro che ripetere che gli anziani erano la categoria più a rischio. Anche l’ordinanza emanata dal sindaco di Orzinuovi prevedeva, tra l’altro, la chiusura della Rsa: i parenti non potevano più accedere, se non per casi eccezionali. Chiuso anche il centro diurno, che era il più rischioso per la diffusione del contagio, visto che gli anziani - una volta svolte le attività - tornano a casa dalle rispettive famiglie. Peccato che, dopo tre giorni, la Regione ci ha obbligato a fare marcia indietro emanando una delibera in cui, appunto, si diceva che le Rsa dovevano restare aperte, così come i centri diurni perché la chiusura avrebbe creato gravi disguidi alle famiglie. Siamo stati costretti a permettere l’ingresso ad almeno un parente per ogni ospite. Si ventilava che, se ci fossimo opposti alla decisione della Regione, ci sarebbe stato tolto l’accreditamento. Ats non era d’accordo con questa scelta del Pirellone, a quanto ho potuto capire, ma anche loro hanno dovuto adeguarsi, dato che le indicazioni arrivavano dai piani alti".

Le Rsa erano attrezzate per restare aperte ai parenti ed evitare il contagio degli ospiti?

"No, non lo erano, almeno non tutte". Noi ci eravamo già attrezzati in precedenza".

Nel documento ufficiale della Regione Lombardia intitolato "Chiarimenti relativi all’applicazione dell’Ordinanza del Ministero della Salute di intesa con il Presidente di Regione Lombardia del 23 febbraio 2020", si fa esplicitamente riferimento alle case di riposo e ai centri diurni per disabili e all'autorizzazione alle visite: "Le case di riposo/Rsa restano aperte a visite di parenti? Sì, i parenti dei pazienti ricoverati devono attenersi alla regola di accesso alla struttura in numero non superiore ad un visitatore per paziente. Anche i Centri Diurni per Disabili rimarranno aperti. Con riferimento alle Unità d’offerta sociali, considerato che tali strutture sono autorizzate e eventualmente convenzionate dai singoli Comuni, si rimanda agli stessi la valutazione in merito".

Qui il link per continuare a leggere l'intervista

Fonte: BresciaToday →
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