Lunedì, 12 Aprile 2021

Italiana in barca a vela sull’Oceano con il fidanzato scopre la pandemia un mese dopo

La scoperta una volta arrivati il mese scorso sull’isola caraibica di Bequia. La cosa più “scioccante” è stato vedere le foto dei camion militari con le bare a Bergamo, ha raccontato Elena Manighetti, originaria proprio della città lombarda

In viaggio attraverso l’Oceano Atlantico su una barca a vela da 11 metri, l’italiana Elena Manighetti e l’inglese Ryan Osborne sono stati venticinque giorni senza avere accesso a internet. In quei venticinque giorni, dal 28 febbraio febbraio fino al 25 marzo, in Italia e nel mondo è cambiato tutto. Loro lo hanno scoperto soltanto per caso, dopo aver messo finalmente piede a terra sull’isola caraibica di Bequia. Tre giorni dopo lo sbarco, Ryan ha letto sul New York Times cosa stava succedendo. Elena, originaria di Bergamo, ha pensato subito alla sua famiglia. “Non ne avevo assolutamente idea. Ho chiamato mio padre e mi ha detto ‘Oh, l’hai scoperto. Non fatevi prendere dal panico’”, ha raccontato la ragazza al Guardian. Il momento più "scioccante" è stato per Elena vedere le foto dei camion dell’esercito di fronte al cimitero di Bergamo perché non c’era più spazio per le bare.

Quando i due ragazzi - che vivono su una barca a vela dal 2017 - hanno lasciato Lanzarote il coronavirus era ancora soltanto un “problema” cinese e non sembrava esserci il rischio di una pandemia. “Le ultime notizie sul Covid-19 erano positive e dicevano che le morti stavano rallentando”, ricorda Elena. L’unico mezzo di comunicazione a disposizione durante la loro traversata da un dispositivo satellitare, in grado di ricevere messaggi di 160 caratteri, ma la coppia aveva chiesto alle famiglie di non farvi ricorso per inviare brutte notizie.

“È una prassi abbastanza comune per i marinai non voler ricevere cattive notizie mentre stanno attraversando l’oceano perché non c’è assolutamente niente da fare - ha spiegato Elena - Tutto quello che si può fare è piangere, gridare, preoccuparsi, ma non si può tornare indietro perché il vento è alle spalle e è troppo forte”.

Dopo appena due giorni di traversata, i due hanno ricevuto una lista di isole che avevano chiuso i propri confini. “Abbiamo iniziato a preoccuparci che, una volta rientrati, non saremmo potuti andare da nessuna parte”, ha ricordato Ryan. “Abbiamo pensato che fossero più che altro molto attenti al coronavirus dal momento che molte isole non hanno infrastrutture sanitarie adeguate. Credevamo fosse delle misure preventive anziché di contenimento”. 

Per il momento Elena e Ryan non possono fare altro che aspettare, come tutti del resto, che la pandemia passi. “Siamo divisi tra due realtà. Siamo in un questo posto bellissimo, e siamo super fortunati e super grati, mentre nel frattempo ci sono persone che muoiono e sono in ospedale”. 

Fonte: Guardian →
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