Mercoledì, 21 Aprile 2021

Agnese, l'italiana di 31 anni che ha firmato "per farsi iniettare il coronavirus"

A raccontarlo al 'Giornale' è Agnese Lanzetti, che ha deciso di partecipare al 'challenge trial' (che non è affatto detto si farà davvero): lei intanto si è offerta come volontaria per testare un vaccino sperimentale facendosi poi iniettare il virus. Un approccio che fa discutere

Farsi iniettare il virus volontariamente? Ha 31 anni, è una ricercatrice astigiana e si occupa di cetacei. Ha deciso di rendersi disponibile per partecipare al "challenge trial" per il vaccino del coronavirus. 

"Io, scienziata, ho firmato per farmi iniettare il Covid". A raccontare al 'Giornale' la sua scelta è Agnese Lanzetti, che ha deciso di voler partecipare al 'challenge trial': si è offerta come volontaria per testare un vaccino sperimentale anti Covid-19 su di sé, facendosi poi iniettare il virus. Un approccio che ha fatto discutere e che forse neanche partirà. Una laurea a Pisa, un dottorato di ricerca terminato qualche mese fa a San Diego, California; un altro ottenuto ma rinviato causa Covid al Natural History Museum di Londra, che probabilmente inizierà nel prossimo autunno, la ricercatrice ha firmato, con altre cento persone, la lettera inviata al direttore dei National Institute of Health (Nih), Francis Collins, per accelerare il percorso verso il vaccino contro il virus che ha sconvolto il mondo grazie alla tecnica dello human challenge trial, che prevede la sperimentazione di un farmaco su persone che si espongono intenzionalmente ai rischi del caso. Motivo per cui questa strategia è controversa da un punto di vista etico.

La domanda sorge spontanea: Agnese, perché lo fai?

«Per mandare un messaggio a coloro che anche in Italia, anzi soprattutto in Italia, mettono in discussione la scienza. Voglio far riflettere sulle possibilità che la scienza ci offre e su come bisogna ragionare con la propria testa, e non fidarsi di quello che dice tuo cugino»

Poi aggiunge: "Credo nella scienza in generale. Una persona con il mio background deve impegnarsi in prima persona. Per me firmare quella lettera è stato uno sforzo infinitesimale. Nessuna persona può farcela da solo, ma bisogna pure iniziare da qualcosa e da qualcuno".

Aveva firmato "a marzo", mentre la ricercatrice era in Italia e l'epidemia stava mostrando i suoi dirompenti effetti sul sistema sanitario nazionale. "La mia - rivendica - è stata una scelta lucida, non emotiva". "Gli Stati Uniti sono un Paese grande e individualista. Se una cosa non ti riguarda personalmente, non ti interessa. Noi abbiamo avuto una risposta più accorata".

Come funziona il progetto? Dietro il progetto del trial c'è "un'associazione che si chiama 1 Day Sooner - racconta Lanzetti - che si occupa di sensibilizzare l'opinione pubblica su progetti di questo genere, come la donazione del rene".

In realtà non è affatto certo che si partirà mai davvero con il challenge trial. "Non funziona così. E' altamente improbabile che si arrivi a farlo e soprattutto che si faccia in Italia, dove ci sono regole troppo stringenti" dice Agnese. Sul sito di 1 Day Sooner fino a poche ore fa 32.665 persone di 140 Paesi si sono offerte volontarie per farsi iniettare il virus Sars-Cov-2.

Fonte: Il Giornale →
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