"Ecco cosa significa venire intubati. Il Covid esiste e continueremo ad allarmarvi"

Il post della Protezione Civile dell’E.R.A. di Taranto è un pugno nello stomaco per i negazionisti: "Il coronavirus non è una sceneggiata"

Foto di repertorio

Il virus? Non esiste? I 35mila morti? Persone anziane con molte patologie pregresse. In Italia cresce il partito dei negazionisti, un movimento trasversale che abbraccia tanto chi propaganda teorie complottiste, tanto chi all’esistenza del SARS-COV-2 ci crede anche, ma ne minimizza pericolosamente i rischi. Proprio per ricordare agli italiani cos’è e cosa può provocare il coronavirus, i volontari della Protezione Civile dell’E.R.A. di Taranto hanno postato qualche tempo fa un messaggio che è un po’ un pugno nello stomaco per chi mette la testa sotto la sabbia per non vedere.

Un post dedicato alla “ventilazione artificale”, un’espressione neutra che anche sui giornali abbiamo letto più volte. “Da buoni ‘seminatori di panico e allarmisti’ come spesso veniamo etichettati” i volontari della protezione civile spiegano cosa significa dover ricorrere alla ventilazione perché, si legge nel post, “un sacco di gente che non ha idea di cosa si tratti”.

“Non è una maschera di ossigeno messa in bocca mentre stai sdraiato a pensare alla tua vita”.

“La ventilazione invasiva per il COVID-19 – si legge -, è un'intubazione fatta sotto anestesia generale e consiste nel rimanere 2 settimane senza muoversi, spesso a testa in giù (decubitus ventrale) con un tubo sepolto in bocca fino alla trachea che ti permette di respirare al ritmo della macchina a cui è collegato.Non puoi parlare, mangiare o fare niente in modo naturale”.

E poi, proseguono i volontari, “il fastidio e il dolore che provoca hanno bisogno della somministrazione di sedativi e antidolorifici per garantire la tolleranza al tubo per tutto il tempo in cui il paziente ha bisogno del macchinario, tutto questo durante un coma artificiale”.

Un trattamento invasivo e doloroso che può lasciare dei segni anche nei pazienti più giovani. “In 20 giorni di questo ‘trattamento morbido’ in un giovane paziente la perdita di massa muscolare è del 40 % e la riabilitazione sarà da 4/6 mesi, associato a trauma della bocca o anche delle corde vocali”.

“Questo – si legge ancora - se il tempo di ricovero non è troppo lungo e il tubo deve essere tolto per fare una tracheotomia.Ecco perché le persone anziane o già fragili non ce la fanno”. Il post, pubblicato a fine luglio ma rimasto a lungo virale su facebook, ha ricevuto centinaia di condivisioni. Scorrendo i commenti purtroppo ci si rende conto che il messaggio non è arrivato sempre a destinazione. Proprio per questo post di questo tenore sono oggi più necessari che mai.  “Continueremo ad ‘allarmarvi’ – spiegano dalla Protezione Civile - fino a quando la gente si renderà conto che questa ‘sceneggiata’ ci è costata finora 35.000 morti e che il virus è ancora in mezzo a noi”.

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Fonte: Facebook →

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