Martedì, 22 Giugno 2021
La ricerca controversa

La ricerca che spiegherebbe l'origine in laboratorio del Covid: "Sars-Cov-2 non ha antenati naturali credibili"

Due virologi di chiara fama - Dalgleish e Sørensen - avrebbero identificato le 'impronte digitali' dell'origine artificiale del virus lasciando aperta l'ipotesi che sia accaduto un "incidente". Una ricerca tuttavia controversa

Una nuova ricerca scientifica - che sarà pubblicata dal Quarterly Review of Biophysics Discovery e viene anticipata oggi dal quotidiano scandalistico inglese Daily Mail - sostiene che il coronavirus può essere stato ottenuto solamente in laboratorio "oltre ogni ragionevole dubbio". Un ragionevole dubbio tuttavia affligge questa ricerca - respinta da diverse altre riviste scientifiche di primo piano - e di cui gli stessi autori spiegano che sia difficile da verificare in quanto i dati cinesi sarebbero stati distrutti. 

La ricerca di Dalgleish e Sørensen

Studiando per mesi, sulla base di articoli ritrovati in database e archivi, gli esperimenti effettuati all'Istituto di virologia di Wuhan dal 2002 al 2019, i due scienziati firmatari del 'paper', l'oncologo britannico Angus Dalgleish e il virologo norvegese, Birger Sørensen, sostengono di aver stabilito che il coronavirus è stato creato nel corso di esperimenti di guadagno di funzione, detti anche anche mutazioni attivanti (ricerche provvisoriamente proibite negli Stati Uniti per cui si alterano i genoma di virus per ottenerne di più infettivi). Partendo da un coronavirus prelevato in una grotta con pipistrelli, gli scienziati cinesi avrebbero ottenuto la nuova proteina 'spike' che lo ha trasformato nel Sars-Cov-2 all'origine della pandemia e che, sottolineano gli scienziati, non ha "antenati naturali credibili".

In particolare una catena di amminoacidi della 'spike' del Sars-Cov-2 sarebbe la prova schiacciante della loro tesi. È grazie alla loro carica positiva che il virus si lega in modo così efficace alle cellule umane. Ma in natura difficilmente si trovano anche solo tre amminoacidi positivi insieme, dato che si respingono. Quattro è "decisamente improbabile".

Gli scienziati cinesi avrebbero poi "distrutto, nascosto e contaminato in modo deliberato, i dati" nei laboratori cinesi e gli appunti in modo da "impedire agli scienziati che volevano condividere le loro scoperte di farlo".

Covid nato in laboratorio? Gismondo è certa: "Non c'è stato dolo"

"La notizia che ci arriva di due virologi peraltro di chiara fama che avrebbero identificato le 'impronte digitali' dell'origine artificiale del virus, lascia aperta l'ipotesi che sia accaduto un incidente" a causa del quale il patogeno all'origine della pandemia di Covid-19 possa essere fuggito da un 'laboratorio bunker'. Non dolo, dunque, ma un possibile errore. Lo spiega all'Adnkronos Salute la microbiologa Maria Rita Gismondo, commentando quanto rivelato dal quotidiano inglese Daily Mail che anticipa una ricerca in pubblicazione su 'Quarterly Review of Biophysics Discovery'.

"La notizia ha un impatto importante e certamente ha bisogno di essere verificata e approfondita prima che diventi un editto", osserva la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano. "Comunque l'ipotesi degli autori, che il virus sia artificiale - ci tiene a precisare l'esperta - deve essere interpretata come ipotesi di un virus in studio in laboratorio" che per sbaglio è sfuggito, e "non necessariamente come un'azione di dolo, ossia l'aver diffuso il virus intenzionalmente. Questo è molto importante", puntualizza Gismondo. "Ma ancora abbiamo bisogno di tempo per capire", ribadisce

Fonte: Dailymail →
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