Martedì, 2 Marzo 2021
Testimonianze / Brescia

L'incubo della maestra con il Covid: "Vedevo tutto nero, ho temuto la morte"

La donna racconta a BresciaToday la sua lotta contro il virus. Si è sentita male all'improvviso più di un mese fa: "Un tracollo: dolori alle gambe e un mal di testa fortissimo". Isolata da settimane nella tavernetta di casa, ha passato giorni duri: "I primi 8 giorni sono stati una vera agonia. Da soli è facile farsi prendere dal panico"

E' una testimonianza forte: lei, una maestra di Rezzato (tra Brescia e il Lago di Garda), 50 anni, da circa un mese è chiusa in casa e, per oltre 20 giorni, ha vissuto in totale isolamento dal resto della sua numerosa famiglia. Il Covid l'ha colpita duramente, in modo infido. Ora è sempre ‘armata’ di straccio e disinfettante perché la paura di contagiare i figli e il marito è costante. Un calvario personale raccontato a BresciaToday. “Sto meglio rispetto a prima, ma ancora sono debole e faccio fatica a fare le cose più semplici, come per esempio rifare un letto. Basta il minimo sforzo e ha dei forti capogiri”.

"Ho avuto un tracollo: dolori alle gambe e mal di testa fortissimo"

L’educatrice  è uno dei tanti casi di positivi a lungo termine. Ora aspetta di effettuare il terzo tampone, fissato, dopo diverse vari contrattempi per il prossimo 28 novembre. Tutto inizia per lei più di un mese fa, il 24 ottobre. “Stavo benissimo, tanto che in mattinata ero andata a trovare i miei anziani genitori, che non vedevo da tempo: dopo pranzo ho avuto un tracollo improvviso: dolori alle gambe e un mal di testa fortissimo, la pressione è crollata di colpo. Ho capito subito che non era una banale influenza e che quasi certamente era Covid".

In quel frangente ha potuto fare un tampone celermente, perché il personale scolastico accede senza prenotazione ai test. Tampone positivo. La donna si è messa immediatamente in isolamento dal resto della famiglia. Poi ha preso il telefono e ha chiamato tutte le persone (amici e familiari) incontrati in precedenza per avvisarle: “Per fortuna quella settimana ero in ferie e quindi non è scattato il protocollo di isolamento per i bimbi e i colleghi dell’asilo dove lavoro. Inoltre i miei conoscenti sono tutte persone coscienziose e si sono messe spontaneamente in isolamento. Ats mi ha chiamata dopo ben 3 giorni dall’esito del primo tampone e ci ha messo circa una settimana per raggiungere tutti i contatti stretti che avevo prontamente segnalato”.

Non è mai peggiorata al punto di dover pensare a un ricovero in ospedale, ma è stata durissima, lì chiusa nella tavernetta di casa.

"I primi 8 giorni sono stati una vera agonia: non avevo problemi respiratori, ma accusavo dei dolori allucinanti. Non mi reggevo in piedi e la pressione era crollata: avevo 50 su 60".

"Quando ho aperto gli occhi vedevo nero, ho temuto di essere morta"

"Affrontando tutto da soli - dice la maestra - senza nessuno che ti possa tenere la mano o abbracciarti nei momenti in cui stai peggio, è facile farsi prendere dal panico. Una notte mi sono svegliata con un dolore incredibile alla testa, quando ho aperto gli occhi vedevo nero e per qualche secondo ho addirittura temuto di essere morta". Pian piano le cose sono migliorate, le forze si sono riaffacciate, la febbre non è più comparsa. A 14 giorni dalla comparsa dei primi sintomi ha effettuato il secondo tampone: “Ma ero positiva e forse lo sono ancora, anche se sto meglio”, racconta al quotidiano online.

Lei 21 giorni dopo la comparsa dei primi sintomi avrebbe potuto tornare alla vita di sempre, in teoria: lo prevede la circolare del ministero della salute per i positivi a lungo termine, che non manifestano sintomi da almeno una settimana. Invece prudenzialmente il medico di base dopo averla visitata ha ritenuto opportuno prolungare l’isolamento ancora per un po': “Visto la sensazione di stanchezza eccessiva che provo al minimo sforzo e la pressione che è ancora bassa ha preferito prolungare la quarantena e farmi sottoporre a un terzo tampone”. Prenotare il terzo tampone non è stato facile: in queste settimane prendere la linea non è la cosa più immediata.

Il 28 novembre, a 35 giorni di distanza dalla diagnosi di Covid, saprà se l'incubo è davvero alle spalle, un brutto ricordo.

Fonte: BresciaToday →
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