Mercoledì, 25 Novembre 2020

Il capo dell'Agenzia italiana del farmaco che prende il Covid per un'imprudenza

Nicola Magrini: "Non ho mai temuto di finire in terapia intensiva, ma aver visto il peggioramento improvviso al quarto, quinto giorno di malattia, di persone a me vicine mi ha fatto capire quanto sapessimo poco del virus"

Nicola Magrini, 58 anni, direttore di Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha avuto il Covid, è  stato ricoverato per 12 giorni in isolamento, ha contagiato lamoglie, "ma per fortuna non i miei collaboratori. So dunque di cosa parlo". Al Corriere della Sera, intervistato da Margherita De Bac, racconta: "Non ho mai temuto di finire in terapia intensiva, ma aver visto il peggioramento improvviso al quarto, quinto giorno di malattia, di persone a me vicine mi ha fatto capire quanto sapessimo poco del virus e quanto vada temuto".

Magrini: "Credo di essere stato contagiato a Bologna da un medico, mio conoscente"

Il contagio, secondo quanto è riuscito a ricostruire, sarebbe stato causato da un'imprudenza: "Credo di essere stato contagiato a Bologna da un medico, mio conoscente. Era marzo, ero stato da poco nominato in Aifa, e avendo incontrato moltissime persone nelle mie prime settimane di lavoro, e poiché la settimana successiva avrei dovuto vedere il ministro Speranza, temendo di poter essere in incubazione la domenica precedente sono andato in ospedale per un tampone. Me l’avrebbe fatto un caro amico e collega.

"Dopo il prelievo mi sono fermato a parlare in corridoio con il mio amico medico, ambedue senza mascherine per alcuni minuti quasi per rilassarsi e guardarsi meglio negli occhi. Dev’essere successo lì".

"Lo riconosco, sono stato imprudente. Ero al primo mese del nuovo incarico e in quelle settimane ho visto tanta gente e stretto troppe mani" dice oggi. Magrini ha avuto febbre e dolori, ma si è ripreso relativamente in fretta; è stato seguito e assistito "da infermieri e medici di alta professionalità e grandissima umanità". La moglie ha avuto invece una forma di Covid più severa.

"Mi chiamavamo Signor Aifa"

"Mi chiamavamo Signor Aifa, ma posso dire che tutti gli altri pazienti dello Spallanzani potrebbero raccontare lo stessa esperienza di sicurezza e vicinanza di tutto il personale. L’unico vantaggio è stato di aver rifiutato un farmaco antivirale, che era stato studiato per l’Aids e che avendo i visto i risultati preliminari non intendevo assumere. [..] Mia moglie invece è stata curata con cortisone, che le ha cambiato la vita (ed ora è raccomandato anche da Ema e Aifa dopo lo studio dell’Oms), e remdesivir".

"Troppi italiani si precipitano a fare il tampone: ecco quando serve davvero"

Fonte: Corriere della Sera →
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