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Martedì, 30 Novembre 2021
Nuova Zelanda

Covid in Nuova Zelanda: la disperazione di chi prova a tornare in barca

Chi era fuori dalla nazione dovrà effettuare la quarantena in strutture dedicate ma non ci sono abbastanza posti. In migliaia sono in attesa e c'è chi prova a farla a bordo di imbarcazioni perché consentito

Una traversata a bordo di un catamarano per tornare a casa: è la sfida che sta affrontando Andrew Bates, un neozelandese che viveva in Australia da marzo. Il suo non è un capriccio o un’avventura, ma l’unico modo per tornare nella propria città di origine come conseguenza delle restrizioni imposte dalla Neo Zelanda per controllare la diffusione della pandemia da Coronavirus. Il governo neozelandese ha adottato il Miq: isolamento e quarantena gestiti. Se chi oltrepassa la frontiera ha sintomi di Covid-19 o sta aspettando i risultati di un test Covid-19 sarà trasferito in una struttura apposita dove trascorrerà il periodo di quarantena.

Se invece risulta negativo al test Covid, dovrà comunque trascorrere un periodo di isolamento in una struttura gestita dal governo e assegnata da questo. Significa che non si può scegliere la città o la struttura in cui si viene assegnato, può essere anche una Città lontana da quella di origine. Tuttavia non è questo il problema principale per i neozelandesi che vogliono tornare a casa. Le misure adottate dal governo mirano a contrastare la diffusione del Coronavirus ma, sebbene precise e restrittive sulla carta, si scontrano con un limite oggettivo: la domanda dei posti nelle strutture di isolamento previste è di gran lunga superiore all’offerta.

La conseguenza è che i neozelandesi che vogliono ritornare a casa stanno cercando dei metodi alternativi. Uno di questi è proprio l’arrivo via mare. Il Miq prevede che chi arriva via mare deve isolarsi sulla nave per un totale di 14 giorni. Questo di certo consente di aggirare il problema della prenotazione nelle strutture ad hoc di isolamento. I quattordici giorni addirittura decorrono dall’ultimo porto di partenza o dall'ultimo contatto con altre navi o persone. È lo stratagemma che ha utilizzato Andrew Bates: “In pratica devi riuscire a prendere in mano la situazione da solo. Non puoi aspettare che il governo ti permetta di rientrare o che venga a salvarti, devi farlo da solo".

Bates ha postato il suo viaggio sui social media chiedendo se qualcuno che si trova nella stessa situazione, ossia nell’impossibilità di programmare il rientro a casa per mancanza di posto nelle strutture di isolamento, fosse interessato a navigare insieme a lui. Così il gruppo è cresciuto ed è formato da skipper e ingegneri: sono partiti da Coffs Harbour su un catamarano il 15 ottobre. Arrivano ben prima dei 14 giorni, l'equipaggio è stato trasferito in isolamento gestito, a proprie spese. Da allora Bates ha creato un gruppo Facebook chiamato Trans-Tasman Transits, per aiutare altri neozelandesi bloccati a unirsi ad equipaggi per la traversata.

Ha raccontato le storie di persone che cercano disperatamente di tornare a casa, comprese storie difficili e tristi come quelle dettate dalla necessità impellente di raggiungere genitori in fin di vita oppure di madri con bambini di tre mesi. Tutti disposti a sopportare persino il mal di mare e le difficoltà meteorologiche. Bates però è un marinaio esperto. La preoccupazione adesso è che altri si avventurino in mare senza avere adeguata preparazione. Per questo il governo ha annunciato anche modifiche alle impostazioni del Miq.

Fonte: The Guardian →
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