Domenica, 7 Marzo 2021
Pressione

Il vero problema degli ospedali oggi non sono i posti in terapia intensiva

Richeldi, pneumologo al Policlinico Gemelli e membro del Cts: "Gran numero di pazienti che, spontaneamente o su consiglio del medico curante, arrivano al pronto soccorso con sintomi. Sono spaventati, spesso è difficile rimandarli a casa e vanno ricoverati. Credo che il fenomeno riguardi almeno un terzo di quelli che entrano in ospedale"

Foto: repertorio Ansa

Luca Richeldi, 57 anni, è medico pneumologo al Policlinico Gemelli della Capitale, ma è anche membro del Comitato tecnico scientifico. Che cosa attende l'Italia nell'inverno del Covid? Sarà lunga, non ha dubbi l'esperto. "Il difficile - dice a Margherita De Bac del Corriere della Sera -  è prevedere il futuro guardando il passato visto che i dati fotografano contagi avvenuti in media due settimane prima rispetto a quando vengono analizzati. Le epidemie si diffondono rapidamente e si estinguono molto lentamente. Prepariamoci a una maratona".

Richeldi: "Il problema oggi non sono i posti in terapia intensiva"

Occhi puntati sugli ospedali. Gli ospedali sono sotto pressione ovunque. "Il problema non sono più solo le terapie intensive ma il grande numero di pazienti che, spontaneamente o su consiglio del medico curante, arrivano al pronto soccorso con sintomi. Sono spaventati, spesso è difficile rimandarli a casa e vanno ricoverati. Credo che il fenomeno riguardi almeno un terzo di quelli che entrano in ospedale".

"Le Regioni stanno chiedendo agli ospedali di aumentare posti letto ordinari e sub-intensivi. Ovviamente salvaguardando le altre attività cliniche e chirurgiche. Ciò rappresenta un grande sforzo".

Il numero di ricoveri in terapia intensiva resta in ogni caso un indicatore molto affidabile, perché a differenza del numero dei nuovi casi accertati, il numero non risente del numero di tamponi effettuati o del cambiamento delle strategie di testing regionali. Inoltre è un indicatore conservativo, ovvero si accende rapidamente all’aumentare dei ricoveri, ma si spegne lentamente, perché i ricoveri nelle terapie intensive hanno durate abbastanza lunghe. 

Un malato Covid è sempre in una situazione complicata. Come valutare quando il ricovero è la strada corretta? "Le persone con sintomi non gravi dovrebbero essere curate a casa quanto più possibile e gestite a distanza dice Richeldi - Ogni famiglia dovrebbe avere in casa uno strumento indispensabile quanto il termometro, cioè il saturimetro, che serve a misurare il valore dell’ossigenazione nel sangue". Se il valore è sopra il 92% "si può ragionevolmente" escludere la polmonite.

"In questo caso la malattia può essere gestita a domicilio. La misurazione va effettuata più volte al giorno".

La società italiana di pneumologia ne distribuirà 40.000 in farmacia. Meno del 10% delle famiglie ne hanno uno al momento. Può essere uno strumento utile, molto utile nei mesi complicati che ci attendono.

"A breve un test per distinguere coronavirus e influenza, costerà massimo 10 euro"

Che nell'emergenza coronavirus l'assistenza domiciliare vada potenziata lo si dice da mesi, dalla prima ondata: e potenziare le cure a domicilio e le Usca ha proprio lo scopo di non far ricoverare in ospedale chi può essere curato restando a casa. Ma per l’attività di monitoraggio quotidiano dei casi, di contact tracing e di identificazione precoce e spegnimento dei focolai e per la presa in carico dei pazienti a domicilio serve personale. Più di quanto ne sia stato assunto in tutti questi mesi.

Fonte: Corriere della Sera →
Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il vero problema degli ospedali oggi non sono i posti in terapia intensiva

Today è in caricamento