Domenica, 7 Marzo 2021
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Da che cosa dipende la terza ondata in Italia

Nelle feste di fine anno il contagio rischia di ripartire "e poi non resta che chiudere" dice Massimo Galli. Diventa questione di lana caprina il nome con cui la si definisce, "ripresa della seconda" o altro. E' importante evitare un’inversione di tendenza nelle festività

La curva flette, il virus rallenta. Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 19499 nuovi positivi al giorno, ossia meno 4198 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti: ieri 634 morti e 14.842 nuovi casi. Oggi si potrebbe scendere sotto i 30mila pazienti ricoverati in reparto. I numeri dei decessi sono ancora alti, ma il picco è stato superato e ci si auguro che il calo dei morti sia molto più marcato dalla fine di questa settimana in avanti. C'è però chi guarda già un po' più in là, come Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive alla Statale di Milano e primario al Sacco.

"I morti non caleranno prima di 3 settimane. Sono infatti una funzione dei casi positivi" che abbiamo registrato nelle scorse settimane. E' la previsione di Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all'Università di Padova e direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda Ospedaliera di Padova, intervenuto a Sky Tg24 Live In Courmayeur. "La sfida vera sarà dopo Natale, perché con questi numeri non penso che potremo riprendere una vita normale. E per vedere l'impatto della vaccinazione" e capire se raggiungeremo il 70% degli italiani immunizzati "aspetteremo fino a giugno. Ci vorranno 6-7 mesi per l'impatto del vaccino".

Qual è il livello di contagi "accettabile" in Italia?

La terza ondata è inevitabile come dice Andrea Crisanti? "Quando finì la prima ondata e mi chiesero se ci sarebbe stata la seconda risposi: non è obbligatoria, ma dipende dai comportamenti di tutti. È ancora così. Purtroppo intanto la seconda ondata ci è costata oltre 25mila morti" dice intervistato dalla Stampa Galli. Da cosa dipenderà, oltre che dai comportamenti individuali e dalla eventuali restrizioni?

"Dall’aumento della capacità di testare e tracciare i contagiati. Se però gli italiani non si impegnano la seconda ondata riparte e poi non resta che chiudere". Diventa questione di lana caprina in quel caso parlare di terza ondata o ripresa della seconda ondata: "Questione semantica" dice il medico. E' importante  evitare un’inversione di tendenza in occasione delle festività. Ci riusciremo?

Galli definisce anche quale possa essere un livello di contagi accettabile, dal momento che il virus Sars-CoV-2 non scomparirà da un giorno all'altra e per il vaccino in Italia c'è ancora da attendere (ieri prime dosisomministrate in Inghilterra).

"L’indice Rt sotto 1 in ogni regione e pochi ricoveri negli ospedali. I 15mila contagi di ieri dipendono dai tamponi, che sono calati, per cui in realtà sono di più. Se scendessero sotto 3mila potremmo conviverci con regole, comportamenti e test adeguati. Quest’estate da poche centinaia siamo risaliti a 40mila in due mesi".

Covid-19: c'è un caso Italia?

Poi Galli commenta anche un altro aspetto di cui tanto si parla. Esiste un caso Italia? "Esisterebbe se ci fosse la prova che le persone non sono state curate a sufficienza, e non mi pare così. Forse non ce ne rendiamo conto, ma gli italiani sono tra i più longevi al mondo, con tante persone fragili e affette da diverse patologie. Molte di queste purtroppo non potevano reggere".

Ieri Crisanti era stato chiaro: "La terza ondata in queste condizioni è una certezza. Siamo in una situazione grave stabile, ci attende un inverno preoccupante. Il calo dei positivi di ieri è legato al numero dei tamponi eseguiti. Se avessimo fatto il consueto numero di tamponi, ieri avremmo avuto 28mila nuovi casi. In Lombardia, che è stata zona rossa, la situazione migliore. In Veneto, zona gialla, i casi aumentano". Gli esperti sono accomunati da una certezza: sarà lunga la lotta al virus.

Fonte: La Stampa →
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