Venerdì, 18 Giugno 2021
Settimane dure

Perché il Veneto è così in affanno: "Da novembre in reparto nemmeno un giorno con un letto libero"

La Regione "modello" nella prima ondata ora arranca. Qualcosa nella strategia per arginare la diffusione del contagio è andato storto in autunno: che cosa sta succedendo

Il bollettino di ieri in Veneto registrava 2.076 nuovi contagi Covid nelle ultime 24 ore e 101 decessi. Piccoli spiragli però iniziano a intravedersi. Continua infatti il trend di discesa dei ricoveri negli ospedali della regione. Nei reparti medici si trovano 2.869 pazienti Covid (-119), nelle terapie intensive 351 (-9). Gli attuali positivi sono 79.825. Il calo netto dei ricoveri delle ultime due settimane può essere un primo segnale, tuttavia la situazione resta pesante.

Covid: gli ospedali in Veneto sono in difficoltà

La Regione "modello" nella prima ondata ora arranca. Qualcosa nella strategia per arginare la diffusione del contagio è andato storto in autunno. "I posti letto sono al limite: in area medica e in Rianimazione; per i pazienti Covid e non, con una netta predominanza dei primi" dice Mirko Schipilliti (Anaao), medico del Pronto soccorso del Sant’Antonio di Padova. Il problema è che la la diminuzione è lenta, seppur costante. "Credo si stiano finalmente vedendo i frutti delle restrizioni" dice il sindaco di Treviso, Mario Conte. «Continuiamo a fare tantissimi tamponi, ma le positività sono il calo e registriamo moltissimi asintomatici. È necessario continuare a stringere i denti". Come racconta oggi la Stampa, se la pressione sugli ospedali dovesse aumentare, si può procedere all’attivazione di 6.000 posti letto di area medica e 1.000 di Terapia intensiva. Ma qui scatta la polemica, come racconta la Stampa. 

"Numeri gonfiati. Il Veneto ha dichiarato al Ministero della Salute di poter attivare 1.000 posti letto di Rianimazione solo per rimanere in zona gialla, ma manca il personale per 300 di questi" accusa Pasquale Santoriello (Anaao), chirurgo ortopedico nell’ospedale di Montebelluna.

"Da novembre, in reparto, non c’è stato un giorno con un solo letto libero"

Il problema grosso oggi come oggi negli ospedali, in tutta Italia, è anche che alcuni pazienti ricoverati in reparti non Covid, si positivizzano durante il ricovero perché il virus ha un periodo di incubazione anche di 14 giorni. "Da novembre, in reparto, non c’è stato un giorno con un solo letto libero" dice al quotidiano Andrea Vianello, responsabile della Sub-intensiva dell’Azienda ospedaliera di Padova. "Ieri mattina si è liberato un letto, è stato occupato in due ore. I pazienti sono molto gravi e la mortalità è del 10%. Abbiamo ricoverato persone dai 23 ai 94 anni. Si lavora in sinergia tra i reparti, cercando un equilibrio". Mesi difficili davanti, con la speranza che la tanto temuta terza ondata non si concretizzi e che il numero dei contagi e dei ricoveri continui a calare anche nei prossimi giorni.

Il Veneto punta a vaccinare tutti entro l'estate

"Se ci sarà garantita la fornitura delle dosi programmate, la macchina organizzativa della sanità veneta sarà in grado di vaccinare tutta la popolazione della Regione entro giugno. Sono già 86.642 i veneti ad oggi ai quali è stata somministrata la prima dose dell'antidoto" dice l'assessore regionale alla Sanità Manuale Lanzarin alla commissione Sanità del Consiglio veneto, presieduta da Sonia Brescacin, nell'informativa ai consiglieri sull'andamento della pandemia e del piano vaccinale in Veneto. Per la somministrazione del vaccino a tutta la popolazione la Regione - ha spiegato l'assessore - sta trattando un accordo con i 3100 medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, nonchè con le scuole di medicina per coinvolgere gli specializzandi a fronte del riconoscimento di appositi crediti formativi. "Il nostro obiettivo, se le forniture promesse dal commissario Arcuri ci saranno garantite, è raggiungere i 2500-3000 vaccinazioni al giorno nei punti di vaccinazione pubblica, ai quali si sommerà la somministrazione a domicilio da parte del personale delle Usca e dell'assistenza domiciliare".

Fonte: La Stampa →
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