L'allarme di Crisanti: "Aperture senza criterio, non siamo in grado di prevedere nulla"

L'esperto boccia la politica di riapertura ma scagiona la movida dei giovani: "Sono vittime di messaggi assolutamente incoerenti"

"Non siamo in grado di prevedere nulla. Siamo in mano a guanti, mascherine e bel tempo". Una frase shock quella che Andrea Crisanti, professore di Microbiologia a Padova affida a il Fatto Quotidiano. 

Abbiamo riaperto quasi tutto, c'è un sacco di gente in giro: "Ci sono meno persone infette, c'è l'uso delle mascherine, la cautela di evitare assembramenti in spazi chiusi. Ma purtroppo - rimarca - queste riaperture sono state fatte senza analisi di rischio. Non siamo in grado di prevedere nulla. Bisognava cercare di capire esattamente quanti sono i casi reali, facendo emergere tutto il sommerso, tutte le persone che telefonano perché stanno male a casa. E invece siamo in mano a guanti, mascherine e bel tempo".

Movida, appelli nel vuoto: a Milano locali presi d'assalto, folla e poche mascherine 

Inoltre, osserva Crisanti, "non condivido tutta questa esecrazione dei ragazzi che non osservano le disposizioni. Sono vittime di messaggi assolutamente incoerenti: prima che le mascherine non servono, poi che devono essere marcate Ce, poi che possono andare anche senza il marchio e alla fine che van bene anche se te le fai da solo.

Sulla riapertura delle frontiere, secondo Crisanti è "una follia. Senza nessun approccio per tracciare, controllare queste persone, verificare se sono infette rischiamo di mandare all'aria tutto il lavoro fatto finora. Lo trovo veramente irresponsabile".

Crisanti torna anche sulle polemiche con lo staff del governatore Luca Zaia accusando di come siano state dette "bugie a fini politici, con sprezzo di tutte le sofferenze e dei morti".

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"Devo rispondere perché sono indignato. Si vuole riscrivere la narrativa per accaparrarsi un dividendo politico. Se in Veneto esisteva un piano regionale sui tamponi al 31 gennaio allora mi devono spiegare come mai l'11 febbraio il direttore della Sanità regionale mi ha minacciato di danno erariale perché cercavo di intercettare gli asintomatici che venivano in Italia. Sia chiaro che se non fossi stato fermato, probabilmente le prime infezioni le avremmo intercettate e l'epidemia avrebbe avuto un corso completamente diverso. Chi ha scritto quelle lettere ha una responsabilità precisa. Mi indigna che queste persone tentino di riscrivere la storia".

Fonte: il fatto Quotidiano →

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