Giovedì, 28 Gennaio 2021
L'ipotesi non è campata per aria

La crisi di governo prima di Natale?

C'è chi da mesi lo sussurra, ma lo scenario non sembra mai sul punto di concretizzarsi. Si dà per scontato che nulla accadrebbe anche se mercoledì venisse bocciata la riforma del Mes. Non è così: il no sarebbe una "bocciatura totale" per l'esecutivo di Giuseppe Conte

Il governo rischia di cadere sul Mes? C'è chi da mesi ventila l'ipotesi, ma lo scenario non sembra mai sul punto di concretizzarsi. Nel Pd non si fa più finta di niente.  "Non ci nascondiamo che su molte cose si stenta. Noi siamo soprattutto preoccupati del fatto che ai dossier che si sono accumulati si possano aggiungere anche quelli che saranno prodotti dal processo di gestione del Next generation. Questo diventerebbe non tanto uno smacco per il Pd ma un problema per il Paese" sottolinea il vicesegretario del Partito Democratico, Andrea Orlando, in un'intervista al Corriere della Sera. Poi aggiunge: "E' inevitabile chiedere a Conte un'iniziativa perché noi abbiamo sostenuto tutte le indicazioni contenute nei 27 punti del programma e siamo stati leali. Adesso chiediamo la stessa lealtà agli altri, anche nei confronti di quegli italiani che con i tagli dei parlamentari e senza legge elettorale non saranno rappresentati". A proposito delle voci di rimpasto "noi abbiamo sempre detto prima si valutano le cose da fare poi si discute su chi le deve fare e se chi le sta facendo è adeguato. Aver alterato questa sequenza secondo me ha inquinato le acque". Ma il vero nodo oggi è un altro: l'ormai celebre Mes.

La crisi di governo è un'ipotesi realistica?

Secondo Ugo Magri della Stampa è "una falsa certezza" che non si possa tornare a elezioni a stretto giro di posta. Vero, c'è il Covid, c'è la trattativa con l’Europa sul Recovery Fund, c'è la presidenza del G20 che l’anno prossimo toccherà all’Italia.

Si dà per scontato che nulla accadrebbe perfino nel caso in cui mercoledì venisse bocciata la riforma del Mes, come desidera la fronda grillina. Il premier dovrebbe registrare la sconfitta e via, come se nulla fosse. Ma purtroppo, osservano al Colle, non è così. Uno strappo del genere sarebbe troppo grave per far finta di nulla.

Sul Mes ad esempio Roberto Gualtieri ci ha messo la faccia con l'ok durante un summit con gli altri 18 ministri dell’Eurogruppo. Se il Parlamento  dirà no al Mes le ripercussioni ci saranno. Punto primo: l'Italia si ritroverebbe isolata a livello europeo. Punto secondo: il no sarebbe una "bocciatura totale del governo, perfino peggio di un voto di sfiducia" scrive Magri, i cui retroscena sono sempre ben informati.

In quella drammatica eventualità, le dimissioni di Conte andrebbero considerate un atto pressoché dovuto, quasi di decenza istituzionale. La crisi sa- rebbe inevitabile. E una volta aperta la diga, nessuno può di- re come andrebbe a finire.

Tanto per intenderci: impossibile che figure del calibro di Mario Draghi, ex presidente della Bce, si metterebbero in gioco per guidare governi allo sbando e fragilissimi. Un no a Bruxelles per il Quirinale aprirebbe nei fatti una crisi e sarebbe impossibile rimettere insieme una maggioranza europeista

Fonte: La Stampa →
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