Lunedì, 20 Settembre 2021

"Padre Dall'Oglio è prigioniero dell'Isis, ora rischia davvero"

L'intellettuale siriano Michel Kilo giura che Padre Dall'Oglio è vivo: potrebbe essere tenuto prigioniero insieme alle due cooperanti italiane. Ma avvisa: "Con l'intervento dell'Italia contro Isis le cose si complicano"

Padre Dall'Oglio e le due cooperanti italiane rapite

Non è morto. Non è stato ucciso poche ore dopo il rapimento. E il suo destino è incrociato a quello di altre due connazionali scomparse nel nulla. Padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita italiano sparito in Siria dal 29 luglio dell'anno scorso, sarebbe vivo e sarebbe tenuto prigioniero nella cittadina siriana di Ragga. Nella stessa cittadina, controllata dai militanti iracheni dell'Isis, ma non nella stessa cella, si troverebbero Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due cooperanti scomparse da Aleppo a fine luglio

A sostenerlo, in una intervista al Corriere della Sera, è il 74enne Michel Kilo, noto intellettuale siriano che dai primi anni Settanta è una delle voci più forti tra le opposizioni di sinistra alla dittatura siriana. Le sue dichiarazioni al "Corsera" riguardo al gesuita italiano sparito da ormai più di un anno contraddicono le voci, ripetute più volte da allora tra i gruppi dell’opposizione al regime anche nella zona di Raqqa, che questi fosse stato assassinato poche ore dopo il rapimento. 

"Originariamente venne rapito da militanti dello Ahrar al-Sham. Questi però poi lo hanno consegnato ai capi dello Stato Islamico, forse dopo un congruo pagamento come fanno spesso tra formazioni diverse, che intendevano liberarlo in cambio di un forte riscatto - è la ricostruzione di Kilo - Per molti mesi è stato rinchiuso nel palazzo del governatorato di Raqqa, dove i jihadisti hanno il loro quartier generale. Con lui sono stati tanti altri prigionieri occidentali, credo anche James Foley, il primo dei giornalisti americani decapitati". 

Quindi, la sicurezza che Padre Dall'Oglio - e gli altri prigionieri italiani - siano ancora vivi. 

"Adesso mi dicono sia in un carcere diverso. I suoi carcerieri sarebbero jihadisti iracheni, meno affidabili dei precedenti, più pericolosi di quelli siriani di Raqqa. Con lui, non nella stessa cella, potrebbero esserci anche le due italiane". 

Insomma, il gesuita sarebbe ancora vivo. Ma, giura l'intellettuale siriano, c'è poco da sorridere.

"Prima c’erano delle trattative - ammette - Ma adesso per Dall’Oglio, che è un carissimo amico, purtroppo la situazione si sta complicando, rischia molto più di prima. Non è più una questione di prezzo. La partecipazione militare italiana alla nuova coalizione guidata dagli americani contro lo Stato Islamico introduce l’elemento politico. Un conto è mandare aiuti civili, un altro spedire armi. Lo abbiamo appena visto con la decapitazione dell’ostaggio inglese. I jihadisti - conclude Kilo - ricattano e puniscono i Paesi che si alleano contro di loro". 

Fonte: Corriere della Sera →
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