Venerdì, 17 Settembre 2021

"Caro primario, la vita di un senatore vale di più?": lettera aperta di una giovane infermiera

Lo sfogo di una giovane infermiera tirocinante: "Una sera due pazienti sono stati spostati in stanze in cui erano presenti già altri quattro letti. Tutto per far posto a un senatore. Esistono malati di serie B e serie A?"

ROMA - Si chiede perché mai un senatore debba avere un trattamento speciale. Si chiede perché mai un cittadino sia più importante di un altro. Si chiede perché mai la vita di uno valga più di quella di un altro. Forse è un po' "ingenua", sognatrice per carattere, ma Roberta Cristofani - giovane infermiera del reparto di Medicina Interna del Policlinico Umberto I di Roma - le risposte alle sue domande non le ha ancora trovate. E quelle domande continuano a girarle per la testa da quando ha dovuto "cacciare" alcuni pazienti dalle loro stanze. Perché, denuncia, quelle stesse stanze sarebbero servite a un senatore. E così, per trovare quelle risposte e quella giustizia che cerca, ha deciso di rivolgersi al primario del "suo" reparto con una lettera aperta pubblicata sul suo profilo Facebook e inoltrata alle redazioni dei giornali. 

"Gentil professor - inizia la ragazza, rivolgendosi al primario - le rubo qualche istante del suo tempo per raccontarle una breve storia. Sono una studentessa di Infermieristica del primo anno e al mio secondo tirocinio mi sono trovata a lavorare nel suo reparto di Medicina Interna. Una sera, verso le 20, ho notato una certa agitazione da parte del personale. Due pazienti, senza ricevere alcuna spiegazione, sono stati spostati in stanze in cui erano presenti già altri quattro letti, mentre quella in cui si trovavano loro è rimasta vuota. Lo stato di agitazione continuava: apriamo le finestre, spruzziamo un deodorante, il nuovo letto deve essere perfetto. Il nuovo letto. Uno solo".

Inizialmente Roberta non capisce. Così chiede. E quello che si sente rispondere le lascia l'amaro in bocca. "Io non ho molta esperienza - racconta dal suo profilo Facebook - per questo mi è sembrato naturale chiedere lumi. “Domani arriva il senatore. Deve stare in una stanza singola, disposizioni del primario.”

"Di primo acchito non ho capito molto di ciò che mi era stato comunicato. Perché mai il senatore dovrebbe stare in una stanza singola? Con la penuria di letti che abbiamo, tra l’altro? E perché avremmo dovuto scomodare altri due pazienti per permettere a una persona di stare in una stanza singola? Riesce minimamente a percepire la mia incredulità?" chiede al primario del reparto. 

"Incredulità che - ricorda la ragazza - non ha fatto che aumentare, notando che al paziente venivano concesse visite a qualsiasi ora, nonché qualsiasi tipo di trattamento di favore. Altre “disposizioni del primario”, immagino".

"Caro professore - denuncia Roberta Cristofani, ricordando al suo 'capo' cose che lui stesso dovrebbe già sapere bene - le scrivo per dirle che mi sento profondamente offesa. Dal momento in cui varca la soglia del reparto, il paziente per me è semplicemente una persona, ovviamente con pari dignità e diritti rispetto a tutte le altre. Cosa mi importa che nella vita faccia lo spazzino, il salumiere, l’insegnante o il senatore? Mi trovo di fronte, sempre e comunque, una persona: spesso spaventata, con mille dubbi e incertezze, turbata, fuori dall’ambiente rassicurante della sua casa. E non è forse questo uno dei doveri dell’infermiere? Far sì che la persona che entra in reparto si senta accolta, rassicurata, ascoltata, al di là di chi è, cosa fa di mestiere o del suo status sociale?". 

"Può anche solo lontanamente immaginare - continua la giovane infermiera - l’umiliazione che ho provato nel comunicare ai due pazienti che occupavano la stanza sgomberata per far posto al senatore che avrebbero dovuto spostarsi? “Voi siete malati di serie B, dovete far spazio al malato di serie A.”

"Quel compito ingrato, me lo lasci dire, sarebbe toccato a lei, professore. Non a una studentessa che non riesce a farsi una ragione di episodi del genere.
E sì, mi sento offesa. Sento che, rendendomi strumento di questo tipo di ingiustizie, lei ha sminuito la mia professionalità, l’impegno che metto ogni giorno per migliorarmi e diventare una brava infermiera. Così come, e questo è un mio modesto parere, ha sminuito la professionalità e il duro lavoro della caposala e di tutti gli infermieri che giorno per giorno si impegnano per dare al paziente, ad ogni paziente, le migliori cure possibili e l’accoglienza di cui parlavo".

"La prego, per il futuro, di non mettermi più in una situazione tanto imbarazzante e umiliante. La prego - conclude Roberta - con tutto il cuore, di non lasciarmi con la sensazione amara che “tutti i pazienti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri'". Una sensazione che, almeno per il momento, difficilmente andrà via dalla testa di Roberta. 

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Fonte: Facebook →
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