Domenica, 7 Marzo 2021

L’Inail non risarcirà chi ha rifiutato di vaccinarsi

L’Istituto studia nuove regole sugli infortuni dopo il caso dei 15 infermieri contagiati a Genova. Ma il Garante della Privacy dice che non si può chiedere al dipendente se si è immunizzato o no

Dopo il caso dei cinque operatori sanitari che non si erano vaccinati e ora sono positivi al coronavirus a Treviso e quello dei 15 infermieri dell'ospedale San Martino di Genova contagiati dopo aver rifiutato l'immunizzazione scende in campo l'Inail. A chiamarla in causa, spiega oggi il Corriere della Sera, è stato il direttore generale della struttura, Salvatore Giuffrida, che si è rivolto all'Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro chiedendo se quei quindici infermieri "devono essere considerati in malattia o dovranno essere considerati inidonei alla loro attività professionale". L'Inail, che è appena agli inizi dell'istruttoria, ha fatto però già sapere che il contagio non può essere considerato infortunio sul lavoro:

L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano è oggi componente del consiglio d’amministrazione dell’Inail. Premette di parlare a titolo personale, ma non ha dubbi: «La soluzione migliore—spiega — sarebbe una legge sull’obbligo di vaccinazione, almeno per alcune categorie». Ma questa scelta, presa in considerazione dal precedente governo, è stata scartata per timore che fosse controproducente. «A mio giudizio — dice ancora Damiano —è logico che chi decide di non vaccinarsi e svolge una mansione a rischio poi non possa chiedere il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro. Anzi, dovrebbe essere messo nelle condizioni di non essere un pericolo per sé e per gli altri, evitando il licenziamento, ma svolgendo mansioni che non hanno contatto con il pubblico».

Ci sono però alcuni pronunciamenti del Garante della Privacy che potrebbero complicare la questione e costringere l'Inail a recedere dai suoi intenti. Secondo l'autorità il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti se sono vaccinati oppure no, e non può chiederlo neppure al medico. La storia è partita dal caso dei quindici infermieri del San Martino portato alla luce dal Secolo XIX. Gli infermieri avevano rifiutato la vaccinazione e poi erano risultati positivi:

“Devono essere considerati in malattia o addirittura dovranno essere considerati inidonei alla loro attività professionale? Quali provvedimenti devono essere adottati nel confronti del personale infermieristico che non ha aderito al piano vaccinale?", chiede il direttore generale del San Martino Salvatore Giuffrida in una lettera riservata al direttore dell’Inail di Genova, Marco Quadrelli. 

Secondo il quotidiano alla campagna di vaccinazione hanno aderito 790 medici su 850 (93%), mentre è stata molto più bassa e al di sotto delle previsioni per gli infermieri e i tecnici (di sala, laboratorio, radiologi e altre specialità) con 2527 vaccinati su 3120 dipendenti (81%). Nel bilancio complessivo - la campagna ha subito un rallentamento per carenza di dosi e non è ancora stata completata - bisogna comunque tenere conto di chi non si è vaccinato perché ha contratto il Covid negli ultimi mesi. Cambia la sostanza, ma non il risultato finale: alcuni reparti sono andati in difficoltà per l’assenza degli infermieri che è arrivata a mettere in discussione l’assistenza ai ricoverati. Su tutti la Cardiologia, la Neurochirurgia e, con numeri più bassi, il pronto soccorso, ma il direttore delle professioni sanitarie Bruno Cavaliere sta monitorando, ogni giorno altre situazioni a rischio.

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Fonte: Corriere della Sera →

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