Discovery e Mediaset, la fusione che esclude Vivendi?

Una banca d'affari Usa avrebbe proposto un merger con il gruppo di John Malone. Ma nella partita potrebbero rientrare anche i francesi

Su Repubblica di oggi Giovanni Pons racconta che una banca d'affari degli Stati Uniti ha illustrato a Pier Silvio Berlusconi i vantaggi di una fusione tra Discovery e Mediaset, che potrebbe così concludere la lunga querelle con Vivendi a vantaggio di Fininvest. Il quotidiano spiega che John Malone, 79enne ingegnere che dal 1973 al 1996 è stato numero uno di Tele-Communications, un gigante dei servizi via cavo e dei media, e oggi guida il gruppo Discovery, sta cercando di inserirsi nella difficile partita italo francese.

Discovery è già presente in Italia con 13 diversi canali, tra cui Eurosport e la Nove, e secondo gli analisti la complementarietà con Mediaset offre un terreno ideale per un matrimonio tra i due gruppi. Con il rafforzamento in Italia, Spagna e Germania (dove Mediaset ha il 25% di Proosieben), la copertura europea di Discovery, che può già contare su una Tv e un Ott in Polonia, 14 reti nei paesi nordici, la presenza in Uk, diventerebbe ottimale. E così, in pieno Covid, a maggio scorso, Malone ha mandato in avanscoperta una banca d’affari per illustrare ai dirigenti Mediaset i vantaggi di una eventuale fusione Discovery-Mediaset.

I numeri a bocce ferme mostrano che l’aggregazione farebbe nascere un mega gruppo da 13,1 miliardi di ricavi, 4,2 miliardi di Ebitda, con un patrimonio netto di 15,7 miliardi e un valore totale di impresa da 34,2 miliardi. Ai valori di Borsa di maggio scorso, dunque senza alcun premio, Fininvest diventerebbe il secondo azionista della public company, davanti anche a Malone che ha il 2,7%. Ma la famiglia Berlusconi finora ha preso tempo nella speranza di un esito positivo del progetto Mfe, bocciato sul finire dell’estate dalle sentenze dei tribunali. Ora però il momento è cruciale: meglio procedere nelle trattative con Vivendi o meglio sedersi al tavolo con Malone?

Forse nella partita potrebbe anche quindi rientrare Vivendi, nel caso con un accordo a tre che potrebbe così costituire un gruppo mondiale dei media di primo livello. Ma prima di tutto bisogna rispondere a Discovery. 

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