Domenica, 7 Marzo 2021

Come Draghi ha copiato da Giavazzi il discorso sulle tasse in Senato

Interi passaggi della parte che riguarda la fiscalità letta dal professore a Palazzo Madama sono identici a un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera il 30 giugno scorso

Le parole che Mario Draghi ha pronunciato sul fisco e sulle tasse durante il suo discorso al Senato somigliano un po' troppo a quelle di un editoriale di Francesco Giavazzi pubblicato sul Corriere della Sera il 30 giugno 2020. Ad accorgersene è stato il giornalista Carlo Clericetti, che ne ha parlato sul suo blog ospitato da Repubblica, ripreso oggi dal fatto Quotidiano. Parliamo delle frasi sul Metodo Danimarca e su cosa farà Draghi sulle tasse che hanno costituito parte integrante del suo discorso su tasse e fisco a Palazzo Madama. E la somiglianza con quanto scritto da Giavazzi è davvero imbarazzante. l’articolo del professore bocconiano risale al 30 giugno 2020 ed è intitolato “I passaggi necessari sul fisco” con la prospettiva di una riforma del sistema:

Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “Questa osservazione ha due conseguenze. Innanzitutto non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”.

Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Non bisogna dimenticare che il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”.

Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “La seconda lezione è che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, persone che conoscono bene che cosa può accadere se si cambia un’imposta”.

Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Inoltre, le esperienze di altri Paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta”.

Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “La Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i partiti politici e le parti sociali e dopo un anno presentò la sua relazione al Parlamento in una seduta trasmessa in diretta tv. Il progetto della Commissione prevedeva un taglio significativo della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta di 5,5 punti percentuali, mentre la soglia di esenzione veniva alzata”.

Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Ad esempio la Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i partiti politici e le parti sociali e solo dopo presentò la sua relazione al Parlamento. Il progetto prevedeva un taglio della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta, mentre la soglia di esenzione veniva alzata”.

Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “Un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò a una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introdu - zione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio”. 

Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò a una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio”.

Draghi, Giavazzi, le tasse e la Danimarca: come il premier può trovare i soldi per il taglio dell'Irpef

AGGIORNAMENTO 22 febbraio: Il Fatto Quotidiano, che oggi torna sulla vicenda, dice che chi segue la comunicazione del neo presidente del Consiglio a proposito della vicenda Giavazzi parla di "peccato veniale": 

Quei concetti sulle riforme fiscali da affidare a “esperti” e sull'inopportunità di “cambiare le tasse una alla volta” (Giavazzi si riferiva all'ipotesi di riduzione dell'Iva lanciata pochi giorni prima da Giuseppe Conte) sono ampiamente condivisi. O almeno li condividono l'ex presidente della Bce e il docente della Bocconi ed ex commissario alla spending review, che negli Anni Settanta hanno studiato insieme al Mit di Boston con il premio Nobel Franco Modigliani. E nel 2003, quando Draghi lavorava in Goldman Sachs, hanno firmato insieme un papersui rischi finanziari legati ai derivati e le possibili ripercussioni per i conti pubblici.

La commissione danese ci mise un anno a partorire la sua relazione e alla fine propose un taglio del 5,5% dell'aliquota applicata ai redditi più alti e, tra il resto, un tetto molto basso alle detrazioni per gli interessi.

Fonte: La Repubblica →
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