Carabiniere travolto e ucciso in servizio da un ubriaco, la lettera della figlia: "Voglio giustizia"

Lettera aperta al Corriere della Sera della figlia di Emanuele Anzini, il carabiniere abruzzese ucciso a un posto di blocco da un cuoco, accusato di omicidio stradale e guida in stato di ebbrezza. Sara Anzini chiede leggi che "incomincino a fare paura" e pene esemplari per chi si mette al volante ubriaco

Nella notte tra il 16 e il 17 giugno 2019 l'appuntato scelto Emanuele Anzini morì a Terno d'Isola (Bergamo) dopo essere stato investito a un posto di blocco da un cuoco di 35 anni, accusato ora di omicidio stradale e guida in stato di ebbrezza. L'uomo, che ha già passato tre mesi in carcere, ha chiesto il rito abbreviato e il 14 febbraio è prevista l'udienza preliminare nel processo per la morte di Anzini. L'Arma dei carabinieri aveva chiesto di costituirsi parte civile ma la Presidenza del consiglio dei ministri, su parere dell'Avvocatura dello Stato, non l'ha autorizzata. La sorella di Anzini, Catia, si è costituita parte civile insieme all'Associazione italiana familiari delle vittime della strada e l'Associazione sostenitori e amici della polizia stradale.

Sara Anzini, la figlia 19enne del carabiniere ucciso, ci sarà come parte offesa. Al Corriere della Sera ha scritto una lettera nella quale ricorda il padre, del quale vuole seguire le orme entrando a sua volta nell'Arma, e chiede una pena esemplare per il 35enne accusato.

"Lui era lì a fare il suo lavoro, il suo dovere, per proteggere noi da tutto questo. Ma quella maledetta sera non è riuscito a proteggere sé stesso e la sua esperienza non è servita a salvarlo contro chi, mettendosi al volante ubriaco fradicio, se n’è fregato che poteva uccidere, distruggere, cancellare per sempre la vita di tanti. Sì, perché quella sera non è morto solo mio padre, ma è morta anche una parte del mio cuore", scrive Sara Anzini.

"Spero che la tragica fine di mio padre non passi impunita. Voglio giustizia, grido giustizia. Non devono esserci queste morti, queste disgrazie. Non auguro a nessuno di essere svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri che vengono a dirti che tuo padre, mentre era in servizio, è stato ucciso, vedere la foto di tuo padre senza vita sull’asfalto. Lo strazio di mia zia appena saputa la notizia e mia nonna che ogni volta che la vedo è sempre più devastata dal dolore. Mi chiedo perché noi con la morte nel cuore dobbiamo accettare che questa persona non abbia alla fine ciò che merita. Non riesco ad accettarlo.

La giovane Anzini chiede leggi che "incomincino a fare paura, che queste persone prima di bere e mettersi al volante sappiano che non saranno graziati". Leggi che "diano giustizia a chi ha perso tanto, tutto e non leggi per favorire chi non le rispetta".

Io voglio che mio padre non muoia una seconda volta, che chi ha distrutto la mia vita abbia una pena esemplare per chi ogni giorno, senza rispetto per gli altri e certo di cavarsela con poco, si mette al volante ubriaco. Spero che il mio grido di dolore arrivi e giustizia sia fatta: per me, per la mia famiglia, per i colleghi, per gli amici, ma soprattutto per il mio papi.

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Fonte: Corriere della Sera →

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