Beirut, i racconti dall'inferno: "Si muoveva tutto, sembrava un terremoto di magnitudo 4.5"

I testimoni parlano di una città in ginocchio con intere zone sventrate dalla forza dell’esplosione. AdnKronos ha raggiunto Simone Scotta, coooperante italiano in Libano, e l'architetto Myriam Tomè che si trovava a Beirut in vacanza

EPA/WAEL HAMZEH via ANSA

"È un disastro. Stamattina ho fatto un giro alle 6 nella zona del centro, tra Gemmayze e Mar Mikhael. In alcune aree è come se ci fossero stati i bombardamenti. Pezzi di case sulle macchine, alberi caduti, quei pochi che ci sono a Beirut, vetri a terra. Polvere dappertutto". A parlare, raggiunto da AdnKronos, è Simone Scotta, coordinatore del progetto corridoi umanitari di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Simone ha 31 anni e vive a Beirut dal gennaio 2016. Una città che ora non riconosce quasi più. Intere aree della città sono state sventrate dalla forza dell’esplosione. Nelle zone delle movida "non c'è un locale che sia intero", racconta. 

Al momento della deflagrazione Simone si trovava nel quartiere Geitawi, non lontano dalla zona del porto. La prima esplosione lo ha fatto alzare dalla scrivania, poi ce ne sono state altre due “fortissime”. "Inizialmente ho pensato fossero bombardamenti - dice - Qui lavoriamo con i siriani e sentiamo tante storie di bombardamenti durante la guerra. Mi son buttato a terra, sono andato in bagno perché lì non ci sono finestre e poi in corridoio".

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Anche Myriam Tomè, architetto libanese di 30 anni che vive e lavora a Firenze, si trovava nella Capitale del Libano quando l’esplosione ha messo in ginocchio la città. "A Beirut è tutto distrutto, sembra una scena di guerra. E’ stato come un terremoto, tre ospedali sono distrutti e stanno curando i feriti nei parcheggi, non c’è elettricità e dentro è come se fosse tutto bombardato, per fortuna qualcuno ha solo fratture lievi ma la situazione è grave".  

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"Si muoveva tutto, è stato come un terremoto di magnitudo 4.5" racconta la 30enne che ora ha fatto le valigie e si è spostata a casa dei suoi, a Batroun, 44 km da Beirut. "C’era un traffico tremendo tutti scappavano verso le montagne o provavano a recarsi negli ospedali per dare una mano. Mia cugina è andata a donare il sangue, davanti a ogni ospedale c’erano 2.000 persone in fila per donare".

BEIRUT 3 ANSA-2

Foto EPA/WAEL HAMZEH via ANSA

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Fonte: Adnkronos →

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