Sabato, 17 Aprile 2021
Lo studio sui cambiamenti climatici / Stati Uniti d'America

L'estate durerà sei mesi (e l'inverno sarà brevissimo)

Una rivoluzione climatica che interesserà tutto l'emisfero settentrionale. Uno studio ci porta nel 2100 e ci mostra le conseguenza del riscaldamento globale

Sei mesi. È quanto potrebbero arrivare a durare le estati entro il 2100. Sarebbe questo uno degli effetti del riscaldamento globale incontrollato. A "godere" di questa situazione potrebbe essere tutto l'emisfero settentrionale. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters che ha analizzato l'incidenza del surriscaldamento sull'evoluzione delle stagioni. I cambiamenti climatici potrebbero incidere in maniera decisiva sulla durata delle stesse facendole progredire in maniera esagerata l'estate a dispetto delle altre tre stagioni. Più lunghe e più calde comprimendo in maniera irrimediabile inverno, primavera e autunno. Gli effetti di questa evoluzione sono facilmente intuibili e potrebbero risultare gravi per la salute dell'uomo.

Lo studio sui cambiamenti climatici

Lo studio prende in analisi l'evoluzione climatica della terra dal 1952 al 2011, in particolare considerando l'emisfero settentrionale e valutando l'evoluzione della durata delle stagioni nel corso degli anni. Nel periodo di tempo preso in considerazione le estati sono passate da una media di 78 giorni a 95. Gli inverni, in media, si sono ridotti da 76 a 73 giorni e le stagioni primaverili e autunnali si sono contratte in modo simile. In media, le stagioni primaverili si sono ridotte da 124 a 115 giorni e gli autunni si sono ridotti da 87 a 82 giorni. Grazie a questo tipo di analisi, gli esperti sono riusciti a creare un modello matematico con il quale è possibile predire l'evoluzione delle stagioni nei prossimi anni. I risultati sono a dir poco inquietanti. A questi ritmi le estati dureranno quasi sei mesi mentre gli inverni due mesi. Per identificare l'estate i ricercatori hanno stabilito l'inizio nel momento in cui avviene un aumento del 25% delle temperature. Stesso discorso per gli inverni, quando cioè le temperature si abbassano della stessa percentuale. Lo studio si è basato su due step: il calcolo ha riguardato prima la proiezione nel 2050 e poi quella nel 2100.

I rischi per la salute umana

Ma quali sono i rischi per l'ambiente e per l'essere umano di questi cambiamenti così incisivi? Le estati più calde e lunghe potranno lasciare piede libero al proliferarsi di zanzare e altri parassiti portatori di malattie anche in zone dove solitamente non erano presenti anche in passato allargando il loro raggio d'azione. "Si potrebbe arrivare a un punto in cui insetti come le zanzare malariche, che sono normalmente tenute fuori dalle aree ad alta quota perché non possono sopravvivere durante la notte, potrebbero potenzialmente sopravvivere più a lungo e ad altitudini più elevate", ha detto Scott Sheridan, scienziato del clima presso la Kent State University in Ohio, che non è stato coinvolto nello studio. Inoltre un altro danno potrebbe essere provocato ai cicli di vita di piante e animali che non riuscirebbero tutti ad adattarsi a questa evoluzione così veloce. Numerosi raccolti potrebbero andare persi come successe nel 2012 in Michigan quando una falsa partenza della primavera a marzo fece perdere una grossa quantità di raccolto di ciliege. Stesso discorso accadde nel Sud con le pesche.

Fonte: NBC News →
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