Giovedì, 23 Settembre 2021

Infiltrazioni criminali e meno controlli antimafia: benvenuti all'Expo2015

Tutti i segreti del grande evento del prossimo anno a Milano: da una parte il malaffare e le infiltrazioni della 'ndrangheta, dall'altra l'impegno dei funzionari di Stato per difendere la legalità

Un'inchiesta del giornalista Fabrizio Gatti pubblicata sull'Espresso svela alcuni retroscena sull'Expo2015: infiltrazioni della 'ndrangheta, ritardi nel cantiere e il dubbio amletico sul difendere la legalità, riducendo i controlli antimafia, o fermare i lavori mettendo a rischio l'intera manifestazione.

Una storia che non viene raccontata nelle dichiarazioni pubbliche, tutte volte invece al rilancio dell'immagine del Belpaese. Così si è scelta la prima opzione: ridurre i controlli. Si legge sull'Espresso:

"La richiesta della Prefettura di Milano di snellire le verifiche antimafia viene accolta il 28 ottobre dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Il 13 gennaio 2014 in Prefettura, il Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza sull’Expo decide di semplificare ulteriormente la procedura antimafia sulle imprese estere che lavoreranno nei cantieri"
 

E ciò avviene, si legge sull'Espresso, attraverso la modifica del codice nazionale antimafia oppure l’ampliamento dei poteri speciali del commissario unico, Giuseppe Sala, come si faceva con la Protezione civile di Guido Bertolaso. La discussione, tuttora in corso, ha coinvolto quattro ministri, il presidente della Regione Lombardia, il sindaco di Milano e il capo della Prefettura.

Fonte: L'Espresso →
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