Domenica, 18 Aprile 2021

Ritorno a casa tra gli applausi per Fabio, guarito dopo essere finito in coma a causa del coronavirus

Un calvario iniziato lo scorso 7 marzo e durato 61 giorni, di cui dieci in coma, in tre ospedali diversi. Il racconto a BresciaToday

“Bentornato a casa, guerriero”: così è stato accolto Fabio Guerandi, 51enne di Montirone (Brescia) che è tornato finalmente dalla sua famiglia dopo ben 61 giorni di nei quali ha lottato contro il coronavirus. Un calvario inizio lo scorso 7 marzo e che lo ha portato a girare tutti i principali ospedali della provincia, come racconta lo stesso Fabio a BresciaToday, ricostruendo tutto il lungo percorso della sua malattia. 

Guerandi è stato ricoverato in ospedale quando già aveva grossi problemi di respirazione. “Erano giorni che avevo la febbre alta, altissima, ma il medico di base mi aveva prescritto degli antibiotici pensando che fosse solo un’influenza - ricorda - Mia moglie era preoccupata e ha chiamato diverse volte il 1112, ma le dicevano che finché non avevo l’affanno non sarebbero usciti. Alla terza telefonata è arrivata l’ambulanza che mi ha portato in ospedale, sono stato immediatamente ricoverato in terapia intensiva”. 

Fabio ha passato dieci giorni in coma, intubato, alla Poliambulanza. Di quei giorni non ricorda nulla. “Ho solo dei flash, ricordo l’ambiente, ma nulla di più. Quando mi sono svegliato ero già estubato, ma avevo la maschera per l’ossigeno. Non riuscivo a parlare: ci sono voluti tre giorni prima che ricominciassi a farmi capire dai medici e dagli infermieri”. 

Il 51enne è stato poi trasferito all’ospedale Civile, nel reparto di nefrologia, a causa di un blocco renale. “Non avevo mai avuto problemi prima, ma il Coronavirus mi ha mandato in tilt anche i reni. Ho cercato di pensare positivo e le videochiamate con la mia famiglia mi sono state di grande aiuto". 

Una volta migliorata la situazione, Fabio Guerandi è stato portato in un altro ospedale, il Richiedei di Gussago, per la riabilitazione. “Quando sono arrivato non mi alzavo nemmeno dal letto, ci sono volute tre settimane per riuscire a rimettermi in piedi. Solo grazie agli sforzi del terapista e alla mia forza di volontà sono riuscito a recuperare, ma è stata durissima”. 

Fabio ha potuto finalmente riabbracciare la moglie Nicoletta e dai due figli, tra gli applausi del vicinato, ma se la sua battaglia “fisica” contro il coranavirus è finita, a livello psicologiche le conseguenze di quello che ha passato si fanno ancora sentire. “Faccio molta fatica ad addormentarmi perché ho paura di non svegliarmi più al mattino e di non rivedere più mia moglie e i miei figli”, racconta. 

Fonte: BresciaToday →
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