Domenica, 20 Giugno 2021

Parla la mamma che partorì 6 gemelli: "Più facile crescerli che trovargli un lavoro"

Rosanna Cavigli coniugata Giannini fu la prima italiana a partorire sei gemelli. Un record, e oggi dopo 35 anni il quotidiano La Stampa è andato a intervistarla

La foto della signora Giannini oggi è tratta dal quotidiano La Stampa

La storia sua e della sua famiglia negli anni ottanta era finita su tutti i giornali, e anche le televisioni se ne erano occupate. Rosanna Cavigli coniugata Giannini fu la prima italiana a partorire sei gemelli. Un record, e oggi dopo 35 anni il quotidiano La Stampa è andato a intervistarla. "Crescere sei gemelli? Difficile - dice oggi la signora Rosanna - ma trovargli un lavoro è peggio".

In quei giorni dell'inverno 1980 in Italia era la notizia di cronaca che più appassionava il pubblico. Linda, Letizia, Fabrizio, Roberto, Francesco e Giorgio vennero al mondo dalle 4,17 alle 4,22 dell’11 gennaio del 1980 all’ospedale di Careggi a Firenze. Per riuscire a crescere i figli Rosanna e Franca fecero pubblicità televisive e sui settimanali.

Ma oggi, si chiede la Stampa, sarebbe possibile crescere sei gemelli con due semplici stipendi? E poi ancora: "Ci siamo chiesti se era più difficile avere sei neonati nell’Italia di trentacinque anni fa o se è più difficile avere sei figli di mezz’età nell’Italia di oggi".

Quando le nacquero i gemelli tutta Italia si chiese: e ora come farà questa donna?  
«Invece le dico che nell’Italia del 1980 era meno difficile che in quella di oggi. Sarà che allora eravamo tutti più giovani, ma nel mio ricordo facevo meno fatica allora con sei neonati. Avevo genitori giovani che ci aiutavano; due fratelli con le loro mogli... Eravamo una comunità. Ogni giorno arrivavano sull’uscio i ragazzini del paese a suonare il campanello: “O Rosanna, che ce ne dai oggi due da curare?” E io gli davo i piccoli con una fiducia che oggi non potrei più permettermi». 

Era un’Italia più solidale?  
«Secondo me sì. Attorno a noi c’era una grande attenzione, anche esagerata. Ricevevo lettere da ogni dove. Io rispondevo, alcuni venivano a trovarci: e io a mettere ordine in casa, a trovare le brandine per farli dormire. Però sapevo anche chiedere. Mi buttavo con l’irruenza della mia giovinezza e non mi vergognavo a chiedere aiuto». 

Fonte: La Stampa →
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