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Giovedì, 22 Febbraio 2024

Fase 2 e ristoranti, la ripartenza è un salto nel buio: "Per adesso noi non riapriamo"

I ristoranti possono riaprire le loro porte ai clienti. Ma non tutti lo fanno sin da subito. Federica Cerè, 27 anni, titolare di un ristorante sull'Appennino Bolognese, spiega a BolognaToday come sia stato di fatto "impossibile adeguarsi in 2 giorni"

Bar e ristoranti possono riaprire le loro porte ai clienti. Ma non tutti lo fanno sin da subito: ci sono dubbi, ci sono rischi, ci sono timori per il futuro. Federica Cerè, 27 anni, titolare del ristorante 'La Piazza di Casio (dalla Chicca'), con annesso bar e albergo a Castel di Casio, sull'Appennino Bolognese, racconta ad Angela Carusone di BolognaToday come sia stato di fatto "impossibile adeguarsi in 2 giorni".

"Sono la titolare di un albergo e di un ristorante che al suo interno ha un bar. Siamo chiusi dal 12 marzo - ricorda - ma il calo di presenze lo abbiamo registrato già dal 15 febbraio. In pratica da quando hanno iniziato a circolare le prime notizie sulla diffusione del coronavirus. Non ho aperto, ho deciso di mantenere tutto chiuso perché le regole alle quali è necessario adeguarsi sono numerose e rigidissime, e in così poco tempo non era fattibile. Non vale la pena rischiare. Tanti hanno deciso di aprire, ma per me non è ancora il caso".

"Non posso permettermi di perdere anche l'intera stagione estiva, e alzare le saracinesche oggi sarebbe stato solo un rischio. Molte persone non hanno ancora ben capito come comportarsi, e sono convinta che nei prossimi giorni ci saranno dei problemi.

"Se dovesse succedere qualcosa ne paghiamo noi titolari - continua Cerè - Non posso rischiare se ci sono clienti che non sanno ancora come muoversi, e se qualche dipendente risulta positivo, mi passi il termine, 'paghiamo' sempre noi. La mia è una decisione che punta solo alla tutela e alla sicurezza di dipendenti e clienti, anche se è un danno economico". L'obiettivo al momento è ripartire a fine maggio, con la massima sicurezza e senza licenziare nessuno dei sei dipendenti. Per ora si va avanti col servizio a domicilio come nelle scorse difficili settimane.

Abbiamo sempre avuto il servizio di asporto, ma ci siamo adeguati a queste circostanze eccezionali e crediamo di mantenere il servizio a domicilio anche in futuro. Al momento non è una fonte di guadagno ma l'unica fonte di incasso che ci permette di fare fronte a un minimo di spese

Fonte: BolognaToday →
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