Domenica, 19 Settembre 2021

"Senza una foto nudo sei uno sfigato", costretto dagli amici ai selfie hot

La lettera di una madre preoccupata per il figlio finito in un vortice di bullismo e sesso. Se il caso Cantone con il suo tragico epilogo ha fatto scuola, il sexting è sempre più diffuso tra ragazzi e ragazze per la paura di sentirsi esclusi

Sempre più spesso la cronaca racconta di scatti hot, immagini, quando non ancora video con scene esplicite di sesso, girate da adolescenti e poi diffuse in Rete. Se il caso Cantone con il suo tragico epilogo ha fatto scuola nell'ambito del sexting, è vero che sempre più spesso ragazzi e ragazze pur di non sentirsi esclusi si lasciano trasportare e coinvolgere in situazioni pericolose e lesive della propria identità e intimità.

E' il caso di una lettera pubblicata da Repubblica.it che riporta i dubbi dei genitori di Giorgio, finito in un vortice di bullismo e sesso: tutta colpa di un gruppo su whatsapp, la popolare applicazione per smartphone sempre più protagonista della diffusione di immagini e video hot. 

Qualche mese fa, mio figlio è entrato a far parte di un gruppo di whatsapp costituito da suoi coetanei. Sia ragazzi che ragazze. Non ci è entrato di sua volontà, ma è stato aggiunto. Il nome di questo gruppo è “se non ti mostri sei sfigato”. Da subito in questo gruppo sono circolati messaggi di testo, audio e foto con contenuti sessuali espliciti. Ma nessun messaggio e soprattutto nessuna foto erano “personali”. Ad un certo punto però uno dei ragazzi maschi manda una sua foto a petto nudo con un messaggio di sfida “chi ha il coraggio?”.

Da quel momento cominciano i messaggi espliciti, gli incitamenti ad inviare foto intime. Un ragazzo manda foto del suo sedere e i commenti piovono. Incitamenti, gradimenti, sfottò. Giorgio guarda ma non reagisce, commenta ma non partecipa alla sfida. Cominciano ad arrivare le foto anche delle ragazze. Prima qualcuna timida, poi foto di seni. Gli animi si accendono nel gruppo, entrano altri ragazzi, il giro si allarga ad una cinquantina di componenti del gruppo. Le foto diventano sempre più esplicite. Cominciano a girare anche alcuni video pesanti. Giorgio si sente escluso. Decide di mandare anche la sua foto, a petto nudo, senza faccia. Ma viene riempito di insulti. Allora ne manda una con la faccia. E viene invitato a mandarne una tutto nudo. Esita per qualche ora, ma vedendo il numero di messaggi che aumenta (così come il contenuto delle foto), decide di farsene una nudo e la posta. Adesso anche lui è davvero nel gruppo. Purtroppo in questo gruppo entrano, coinvolti non si capisce da chi, anche alcuni adulti.

Noi genitori siamo venuti a conoscenza di questo gruppo dall’allenatore di calcio di nostro figlio che è stato inserito, non si capisce bene come, in questo gruppo. È stato proprio l’allenatore a riconoscere Giorgio e a decidere di informarci dopo averne parlato con lui e aver percepito il suo profondo disagio. Abbiamo così affrontato Giorgio direttamente per parlare con lui della questione e abbiamo deciso di rivolgerci alla polizia postale. Abbiamo fatto la scelta giusta? Quali saranno le conseguenze? Come possiamo supportare nostro figlio?

Fonte: La Repubblica →
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