Lunedì, 10 Maggio 2021

Ristoranti chiusi, la storia di Camilla e della foto diventata simbolo di una categoria

Ha solo 22 anni la ristoratrice immortalata mentre siede per terra nella sua cucina, atterrita alla notizia di un nuovo lockdown. La madre: "Un momento di sconforto per una ragazza che nel suo sogno ha investito tutto"

La foto diventata virale sui social

Si chiama Camilla Moccia la ristoratrice immortalata mentre siede per terra nella sua cucina, accovacciata con la testa sulle gambe e il telefonino ai piedi. La sua foto ieri è diventata virale sui social, e non serve neppure spiegare il perché: quella disperazione riassume i sentimenti di tutti i ristorati italiani, una categoria che dopo un anno di restrizioni è ora chiamata all’ennesimo (e si spera ultimo) sacrificio.

A soli 22 anni Camilla è titolare di un piccolo bistrot a Ostia, sul litorale romano. A scattare la foto, racconta RomaToday, è stata la mamma di Camilla, Simona Fares, che da anni lavora nel settore della ristorazione e che con il marito ha seguito passo passo il sogno della figlia, iniziato con la vittoria di un bando per micro imprese nel 2019. Pochi mesi dopo l’apertura del Bistrot della Pasticciona è arrivata la notizia: lockdown causa pandemia di coronavirus. A distanza di un anno per Camilla e tanti altri ristoratori le cose non sono affatto migliorate.

"Io ho fatto la scuola albeghiera, una scuola professionale, e grazie a loro sono riuscita ad andare avanti molto nel lavoro - racconta la 22enne - Sono stata l’unica a essere mandata al seconda anno in Trentino per uno stage, ed è partito il percorso che mi ha portato sino a qui. Nel 2019 mi è venuta la brillante di idea di mettermi in proprio. Mi sentivo sicura di me, e grazie al supporto dei miei genitori ce l'ho fatta, ho trovato il mio locale: è stata una grande botta, soprattutto per una ragazza giovane. Abbiamo aperto a maggio 2019 e ci hanno chiuso a marzo".

"Siamo alla distruzione totale, senza aiuti e senza prospettive"

"La foto di Camilla ha avuto migliaia di visualizzazioni, non ce lo aspettavamo ma dimostra quanto il nostro settore sia esasperato - aggiunge la madre - È stata scattata in un momento di sconforto. Abbiamo aperto a maggio del 2019, sette mesi dopo è scattato il lockdown. Siamo una categoria che è ormai diventata lo zimbello di questa situazione, siamo alla distruzione totale, senza aiuti, senza prospettive. È angosciante".

Il passaggio a zona rossa del Lazio?: "Non ce lo aspettavamo, no - dice ancora la mamma di Camilla - da giallo siamo passati a rosso per dati di due settimane fa. Non capiamo queste ristrettezze che sembrano mirate contro i ristoranti, e non servono a niente le nostre manifestazioni, neppure un sit-in di 11 giorni sotto Palazzo Chigi".

La foto di Camilla è stata scattata proprio alla notizia del lockdown. È stato "un momento di sconforto per una ragazza che nel suo sogno ha investito tutto" dice la madre. "Soldi, passione, dedizione, impegno. Stava iniziando a farsi conoscere, ad avere riscontri molto positivi, poi la mazzata. E come lei molti altri - riflette la mamma - giovani e meno giovani".

La 22enne racconta le difficoltà della categoria nell'adattarsi alla nuova realtà fatta di molte spese e poche certezze. "Noi facciamo pasta all’uovo fatta a mano, primi, antipasti e dolci, e per noi di base l’asporto non rende molto, difficile che si voglia ordinare a casa un piatto di pasta, non si presta. In più questo meccanismo 'apri e chiudi' rende tutto più difficile. La scorsa settimana, per esempio, avevamo finito tutte le derrate e abbiamo dovuto fare la spesa non sapendo che venerdì saremmo tornati in zona rossa. Abbiamo speso 400 euro, rifatto tutta la linea con le stime, e poi finisce che devi mandate via la gente perché le stime non sono infallibili. In questi casi trovi quello che capisce e quello che fa storie".

Il delivery? "I colossi fanno pagare il 37% a persona" dice amareggiata  la madre della titolare. Mettiamoci l’Iva, per non parlare di tutti i costi che noi continuiamo a sostenere pur incassando pochissimo. Abbiamo chiuso la cassa il 22 dicembre e riaperto per tre giorni a gennaio, abbiamo pagato ugualmente i costi fissi. Una situazione insostenibile che va avanti da un anno ormai".

La speranza sono i ristori, che però "ancora non sono praticamente arrivati - conclude Fares - Dobbiamo stare chiusi? Benissimo, facciamo però come negli altri paesi, dove sono stati riconosciuti ben altri fatturati. Così ci uccidono". 

Fonte: RomaToday →
Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ristoranti chiusi, la storia di Camilla e della foto diventata simbolo di una categoria

Today è in caricamento