Lunedì, 21 Giugno 2021

"L’Oms ignorò l’allarme coronavirus piegandosi a Pechino"

Francesco Zambon, ex ricercatore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, all'attacco: "Anche il ministro Speranza doveva essere informato"

Francesco Zambon, ex ricercatore dell’Oms, si è dimesso in polemica dopo il ritiro del report "Una sfida senza precedenti, la prima risposta dell’Italia al Covid" da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. E oggi nel suo libro Il pesce piccolo (in uscita il 13 maggio per Feltrinelli) si domanda quanto davvero sia indipendente l'ente delle Nazioni Unite. 

La censura ha origine dai paragrafi a pagina 2 in cui Zambon faceva sapere che Sars-CoV-2 era stato segnalato in Cina il 31 dicembre scorso "quando l’ufficio Oms di Pechino venne a conoscenza di circa 27 casi di polmonite di eziologia sconosciuta. Ci è stato però detto che non c’era alcuna prova di trasmissione da uomo a uomo". E ancora: "L’Italia non era del tutto impreparata a un’epidemia quando arrivarono le prime notizie dalla Cina. Nel 2006, dopo la prima di epidemia di Sars il ministero della Salute e le regioni hanno approvato una preparazione nazionale contro l’influenza pandemica. La pianificazione, tuttavia, è rimasta più teorica che pratica". Su questi fatti la procura di Bergamo ha aperto un'inchiesta e indagato Ranieri Guerra, direttore generale vicario dell'Oms. 

E oggi Zambon in un'intervista a Repubblica spiega che la risposta italiana all'epidemia poteva essere più efficace: "Le date sono una traccia importanti. Il 21 gennaio l’Oms aveva comunicato che esisteva un virus che si trasmetteva da uomo a uomo. L’Italia aveva un piano nazionale pandemico, seppur datato al 2006 e mai aggiornato. Ma c’era. Ecco, io penso che da gennaio al 21 febbraio si potessero fare tante cose che non sono state fatte. Piuttosto che donare le mascherine, era necessario stoccarle, verificare il magazzino italiano, formare il personale sanitario. L’Italia non si sarebbe salvata dalla pandemia, ma avremmo potuto ridurre di molto i danni. Ma non è stato soltanto un problema italiano. Il fronte più importante è quello internazionale". 

E questo perché l'Oms non si è mossa per ragioni politiche: "Il 31 dicembre Taiwan ha captato autonomamente, perché non gli era stato notificato dalla Cina, che c’era un’infezione di un virus nuovo. Taiwan non è uno Stato membro Oms. Lo stesso giorno ha allertato l’Oms di una possibile trasmissione tra uomo e uomo. L’Oms lo ha detto ufficialmente solo il 21 gennaio, sono passati venti giorni. Questo perché l’Oms non ascolta, per ragioni politiche, Taiwan. E Taiwan è uno degli Stati che ha avuto una reazione migliore al virus: ad oggi 12 morti".

Eppure, dice Zambon, "nessuno ha messo in dubbio le qualità scientifiche del lavoro, il problema è stato politico: come emerge dagli atti della procura di Bergamo, dalle chat, dalle mail, il report è stato ritirato per pressioni cinesi, principalmente. E poi perché si è ritenuto fosse troppo critico con l’approccio italiano. Quello dell’Oms sia stato un errore imperdonabile. E anche un campanello di allarme importantissimo. La domanda che cerco di porre è semplice: l’Oms fa politica o si occupa di salute? Io so che la Cina è allergica alle discussioni, ma noi abbiamo il dovere di capire in maniera autonoma cosa è accaduto, perché di fronte alla prossima pandemia dovremo dare risposte migliori. Il nostro dovere è proteggere tutti i cittadini del mondo". 

Fonte: La Repubblica →
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