Sabato, 31 Luglio 2021

Migranti, il segretario della Cei: "Servono politiche di inclusione sociale"

Una vera politica in grado di affrontare la questione migratoria è quella che aiuta "a non far leggere l'incontro e il rapporto con persone e popoli nuovi ingenuamente e semplicemente con 'orgoglio e rabbia'". Lo ha detto il segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, al Festival della Migrazione di Modena

Il tema dell'accoglienza resterà centrale nel dibattito pubblico e politico nei prossimi mesi e, c'è da scommetterci, con la campagna elettorale alle porte, non mancheranno coloro che proveranno a esasperare i toni.

Una vera politica in grado di affrontare la questione migratoria è quella che aiuta "a non far leggere l'incontro e il rapporto con persone e popoli nuovi ingenuamente e semplicemente con 'orgoglio e rabbia'". Lo ha detto il segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, al Festival della Migrazione di Modena, dove ha invitato a "non tralasciare 5 milioni di cittadini che vivono stabilmente nelle nostre città" e a "non volgere le spalle ai tanti giovani che reclamano di poter essere - non solo sentirsi - italiani".

"Una politica migratoria - ha spiegato mons. Galantino - non può non prevedere una dinamica e legittima regolamentazione all'ingresso, il facile accesso ai servizi di base, la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, fino ad arrivare alla protezione sociale e internazionale, ai ricongiungimenti familiari, alla partecipazione e alla cittadinanza: tutti aspetti oggi deboli nell'affrontare politicamente la migrazione in Italia". Il fenomeno dell'immigrazione, secondo il segretario dei vescovi italiani "chiede più che politiche di contrasto, politiche di inclusione sociale e di dialogo che aiutino a non far leggere l'incontro e il rapporto con persone e popoli nuovi ingenuamente e semplicemente con 'orgoglio e rabbia', ma con attenzione alla verità dei fatti e degli accadimenti e soprattutto, vista la grave situazione demografica, occupazionale, economica italiana - che coinvolge soprattutto i giovani, indistintamente italiani e di origine non italiana - occorrono lungimiranza e saggezza perché davvero si innesti un processo di rinascita e sviluppo".

Questo processo "deve partire dal mettere al centro i giovani suddetti: occorre dare ai giovani la possibilità di diventare attori del loro presente - ha concluso mons. Galantino - e si avverte la necessità che l'Italia rinasca a partire dalla sua endemica multiculturalità. Non possiamo tralasciare 5 milioni di cittadini che vivono stabilmente nelle nostre città; non possiamo volgere le spalle ai tanti giovani che reclamano di poter essere - non solo sentirsi - italiani".

Fonte: Agensir →
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