Venerdì, 18 Giugno 2021
La storia / Firenze

Giancarlo Pedote, l'uomo che inizia il 2021 solo in mezzo all'oceano: "Da qui è tutto diverso"

"Non vedo l'ora di riabbracciare mia moglie e i miei figli"

È un Capodanno molto particolare per Giancarlo Pedote, velista fiorentino di 45 anni impegnato dall'8 novembre scorso nella regata Vendée Globe, giro del mondo in solitaria. Oltre 24mila miglia in tutto da percorrere, di cui più di 15mila già navigate, Pedote si trovava ieri, 31 dicembre, a navigare a 300 miglia a sud del 'Punto Nemo', in mezzo al Pacifico, tra Sud America e Nuova Zelanda.

"Il punto più isolato del globo e da tutte le terre emerse. La terra emersa più vicina è l'isola Ducie, un atollo disabitato situato a 2.688 chilometri di distanza", come scrive e come spiega al telefono con FirenzeToday Stefania, la moglie, che tiene per lui la comunicazione con la stampa di mezzo mondo e grazie alla quale, tramite WhatsApp, siamo riusciti a raggiungerlo. Stefania e Giancarlo, due figli, sono nati entrambi a Firenze, anche se ora vivono in Francia. Paese dal quale è iniziata la regata, con arrivo e partenza da Les Sables d'Olonne, località di 15mila abitanti affacciata sull'Atlantico dove il rientro è più o meno previsto per fine gennaio.

La regata è in completa solitudine, i collegamenti con la terraferma avvengono con comunicazioni satellitari e Pedote pubblica spesso informazioni e foto sulla pagina Facebook personale. Come il 26 dicembre scorso, giorno del suo 45esimo compleanno.

Pedote, cosa si prova a restare tanto tempo solo nell'oceano?

"È qualcosa di unico, molto formativo. Prima di questa competizione il massimo tempo che avevo trascorso in mare era stato di tre settimane, quindi ho già oltre che raddoppiato e c'è ancora tanta strada da fare. E' una grandissima esperienza perché navighiamo su tutti gli oceani intorno al globo e per un velista non c'è sfida maggiore. Poi c'è la componente umana".

Che intende dire?

"Sono lontano da mia moglie e dai miei figli. Ho nostalgia di loro e penso a quanto sarà bello il momento in cui potrò riabbracciarli. Da qui mi rendo conto della bellezza delle cose che sono intorno a me nel quotidiano, delle quali a volte uno si dimentica. Le diamo per scontate ma in questa situazione si comincia a riapprezzare tutto.

Beh, la sua vita ora deve essere alquanto particolare...

"Qui la vita è talmente scomoda che diventi la scomodità. Tutto è complesso, qualsiasi cosa. Farsi da mangiare, lavarsi i denti, mettersi la crema sulle mani. Credo che il ritorno alla normalità sarà qualcosa di eccezionale, fantastico. Sicuramente potrò apprezzare quattro volte di più le cose che ho sempre avuto sotto il naso, tutti i giorni".

C'è una volta in cui se l'è vista davvero brutta?

"Dall'inizio della regata, due episodi complessi. Il primo, la rottura di una fune a 30 nodi di velocità. Non potevo chiudere una vela, che sbatteva all'impazzata a destra e sinistra. Sono dovuto andare a cucire a prua una cima, operazione complessa, con ago e filo, mentre la 'coperta' veniva spazzata da tonnellate d'acqua. Ero lì con questi piccoli ago e filo per chiudere la vela, sapendo che se non lo facevo rapidamente poteva spaccarsi a brandelli rischiando di danneggiare anche la barca".

Il secondo?

"Quando sono dovuto andare in testa d'albero tre volte per sostituire l'anemometro, strumento fondamentale (misura velocità e pressione del vento, ndr). Operazione fatta a 27 metri di altezza, in mezzo all'Oceano Pacifico, da solo. Non si è certo felici di doverlo fare, non è stato un momento gradevole da vivere".

E invece la soddisfazione più grande?

"In questa regata ne ho avute tante. Aver fatto fronte a tutti gli incidenti che sono capitati, essere nel gruppo di testa della regata al mio primo Vendée Globe. Anche l'essere ancora in regata, perché tanti concorrenti hanno abbandonato. Già tutto questo è un successo. La più grande certamente sarà arrivare al traguardo e chiudere il cerchio".

Fonte: FirenzeToday →
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