Domenica, 25 Luglio 2021
L'intervista / Reggio Calabria

Il papà di Gianluca Canonico, bimbo ucciso dalla mafia: "Sono passati 36 anni ma non perdono"

L'intervista a Pietro, padre del ragazzino ucciso nel 1985 da un proiettile vagante durante una sparatoria a Reggio Calabria: "Non perdonerò mai il killer. Nessuno mi ha mai chiesto scusa"

Gianluca Canonico

Gianluca era un bambino innocente, che 36 anni fa andò incontro al suo terribile destino: finire ucciso da un proiettile durante una sparatoria tra clan. Dal 2016, a Reggio Calabria, c'è una piazza intitolata a questo ragazzino, un luogo adesso abbandonato e ricoperto dai rifiuti, che il gruppo di cittadinanza attiva “art.118 RC” ha pensato di ripulire. Un'iniziativa che ha reso felice anche Pietro Canonico, il padre del piccolo Gianluca, intervistato da ReggioToday: ''Non sapevo di questa iniziativa e mi fa molto piacere. In questi giorni sono in Sicilia a Spadafora, in provincia di Messina, lì dove riposa Gianluca. I giorni che precedono il 29 giugno li vivo male, ormai da trentasei anni. Rivivo quel 1985 quando andai ad Aprilia a prendere il bambino per portarlo a Reggio e trascorrere insieme il mio onomastico. Poi la sera del 3 luglio fu ferito da quel proiettile. L'ho soccorso io, l'ho portato in ospedale ma dopo cinque giorni è morto''.

''Sento dentro tanta rabbia, tanto dolore – prosegue Pietro Canonico - Io, in un certo senso, sono fermo a quel momento. Non posso dimenticare mio figlio. L'ho cresciuto, l'ho amato e sono stato lasciato solo a cercare la verità e la giustizia. Mi sono pure costituito parte civile nel processo ma il killer, che all'epoca dei fatti era minorenne, dopo poco era fuori”.Nel giorno in cui Gianluca muore, infatti, l'8 luglio del 1985, Francesco Nicolò, diciassettenne, si costituisce dichiarando di avere sparato, reagendo ad una aggressione. Viene processato e condannato in primo grado a 12 anni di reclusione. 

Pietro ha scelto sempre la via della legalità, lui che ha alle spalle una vita trascorsa in Polizia, nella Squadra mobile, continua a vivere al rione Pescatori, nella sua casa al numero 24 di via Fratelli Spagnolo, proprio lì dove è accaduto il fatto. ''Dopo i primi momenti in cui il parroco e qualche vicino mi ha dimostrato solidarietà – racconta Pietro – sono rimasto solo! Ma io non scappo, non lascio Reggio! Gianluca però l'ho portato in Sicilia, a Spadafora, e riposa vicino a mio padre. Vengo sempre a mettere i fiori, a parlare con lui. Un figlio non si può dimenticare!''.

''Ho raccontato la storia di Gianluca a mia figlia Emanuela, nata successivamente da un altro matrimonio, quando era maggiorenne ed in grado di capire. Porto questa vicenda anche nelle scuole, parlo con i ragazzi, per far sapere loro quanto è brutta la violenza e le mafie. Ho girato l'Italia per raccontare di Gianluca e con la mamma di Dodò (Domenico Gabriele ucciso a 11 anni per errore mentre giovava a pallone nel 2009 ndr) a Crotone abbiamo lavorato tanto. L'istituto tecnico nautico di Crotone ha dedicato un'aula a mio figlio''.

''Non perdonerò mai il killer! Qualche tempo addietro mi è capitato di vederlo, faccia a faccia, e lui – che era sul posto di lavoro – ha fatto di tutto per evitare il mo sguardo, si è quasi nascosto. Io non dimentico, così come non dimentico che i suoi familiari si sono solo avvicinati per dirmi di ritirare la costituzione di parte civile al processo. Nessuno ha mai chiesto scusa, nessuno ha cercato il perdono. Ma io non posso perdonare''.

Fonte: ReggioToday →
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