Gioele Mondello, l’ex carabiniere che ha trovato i resti: “Ho cercato dove altri non erano arrivati”

Il racconto di Giuseppe di Bello, l’ex carabiniere che da volontario ha partecipato alle ricerche del bambino scomparso. Dopo il ritrovamento Di Bello ha avuto un malore

Giuseppe Di Bello

A segnalare la presenza di resti nella zona di Caronia rivelatisi poi compatibili con quelli di un bambino di quattro anni durante le ricerche di Gioele Mondello è stato un carabiniere in pensione, Giuseppe Di Bello. 

Originario di Capo d’Orlando, 55 anni, Di Bello è uno dei volontari che da giorni partecipa alle ricerche insieme a vigili del fuoco, forestali e polizia. L’ex militare ha risposto all’appello del padre di Gioele, Daniele Mondello, che aveva chiesto aiuto per le ricerche. Di Bello conosce bene la zona perché va a caccia di funghi nei boschi di Caronia. “L’ho sentito stamattina, è stata come un’indicazione del Signore per me, sono andato diretto in un punto dove altri non erano arrivati”, ha raccontato. “Non conosco la famiglia Mondello, sono qui da volontario, ho anch’io dei figli”. Dopo il ritrovamento Di Bello ha avuto un malore. 

Gioele Mondello, le ricerche dopo la segnalazione dell'ex carabiniere Giuseppe Di Bello

In tanti si sono chiesti come mai non fossero stati individuati prima i resti - saranno poi le analisi ad accertare fuori da ogni dubbi se si tratti di Gioele - rivenuti questa mattina, a poca distanza da dove sabato 8 agosto è stato trovato il cadavere di Viviana Parisi. È toccato ad Ambrogio Ponterio, il comandante dei vigili del Fuoco che da giorni segue le ricerche provare a spiegare come questo sia stato possibile: "Ci sono vari livelli di ricerca, ci sono livelli in cui si cercano persone vive, altri livelli in cui si cerca con un'altra intensità per trovare qualcosa di più, altri ancora in cui si cercano parti introvabili e si va con un'altra intensità di ricerca. E' arrivata questa persona, ben venga, che è conoscitore di questi boschi e aveva strumenti adatti per farsi largo tra la vegetazione”.

“Strumenti adatti? Quali? Un falcetto. Voi avete schierato droni, cani molecolari...”, lo incalzano i giornalisti. “Sì, un falcetto che gli ha consentito di passare dove passano animali -  ha concluso Ponterio - i droni dall'alto non riescono a vedere a terra con questa vegetazione. I nostri livelli di ricerca si stavano ampliando”.

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“A me in questo momento non interessa chi lo abbia cercato o trovato, l'importante è averlo trovato”, ha detto il procuratore di Patti Angelo Vittorio Cavallo dopo il ritrovamento dei resti. “Noi abbiamo sempre detto che tutto conduceva a questo posto è abbiamo detto che dovevamo insistere nella ricerca. Non ci interessa chi lo ha trovato”, aggiungendo: “Vi garantisco che la condizione dei luoghi è difficile”. 

Il pianto di papà Daniele al passaggio della bara

Fonte: MessinaToday →

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