Sabato, 15 Maggio 2021
La condanna in primo grado / Torino

Giuseppina Frascaria: la donna morta dopo un'operazione e il risarcimento di 850mila euro

Condannato in primo grado un luminare della chirurgia urologica a Torino

Giuseppina Frascaria

Giuseppina Frascaria, 72 anni e malata di cancro, nel 2017 si stava sottoponendo ad un'operazione chirurgica in laparoscopia per l'asportazione del rene malato quando qualcosa improvvisamente non ha funzionato e i medici non sono riusciti a salvarla. Il processo per la morte della donna si è concluso ieri con una condanna in primo grado a dieci mesi di reclusione (con pena sospesa) e al pagamento di una provvisionale di 850mila euro nei confronti di Giovanni Muto, luminare della chirurgia urologica attualmente responsabile del reparto di urologia dell'ospedale Gradenigo di Torino.

Prima della sospensione del processo a causa della pandemia, il pm Alessandro Aghemo, che ha condotto le indagini, aveva chiesto una condanna a un anno e mezzo. I familiari della vittima sono stati assistiti in tutto l'iter giudiziario dall'avvocato Alessandro Dimauro, soddisfatto per la sentenza "anche se non restituirà la loro cara ai miei clienti. Purtroppo la famiglia non ha ricevuto dal professore neanche un cenno di scuse, che sarebbe stato apprezzato. La provvisionale è stata un segnale forte". Il professor Muto, invece, è stato assistito dall'avvocato Gianmaria Nicastro, che ha annunciato ricorso in appello non appena arriveranno le motivazioni della sentenza, emessa dal giudice torinese Giulio Corato dopo un processo svoltosi con rito abbreviato.

"La sentenza - dice Nicastro - è stata una sorpresa perché ritenevamo di aver fornito al giudice sufficienti elementi perché potesse serenamente considerare l’operato del professor Muto. Tra questi il fatto che la patologia da cui era affetta la paziente e che ha determinato la grande fragilità delle arterie che ha provocato l’emorragia, non era assolutamente diagnosticabile con esami preoperatori. Evidentemente non è bastato, ma dopo aver letto le motivazioni ricorreremo in appello dove sono certo che la correttezza del suo operato verrà riconosciuta".

Fonte: TorinoToday →
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