Il genocidio degli animali (per colpa degli umani)

Negli ultimi 50 anni la popolazione mondiale animale è calata del 68%. L'uomo sta eliminando gorilla, pappagalli e pesci: il rapporto del Wwf

Foto Wikipedia

Il “Living planet report 2020” del Wwf è l'ennesimo grido di dolore di colore che si occupano di ambiente e natura. Il risultato è a dir poco drammatico e parla di quello che viene definito un olocausto di alcune specie animali. Il frutto di politiche ambientali e di consumo dell'uomo autore di un vero e proprio sterminio di massa con i suoi comportamenti. Comportamenti che se venissero completamente azzerati o migliorati a partire da oggi potrebbero avere qualche speranza di effetto solo nel 2030. La strage di animali ha dei numeri precisi e inequivocabili. Secondo il rapporto la popolazione animale composta da mammiferi, rettili, anfibi, uccelli e pesci è diminuita del 68%.

I danni degli ultimi 50 anni 

Una vera e propria ecatombe che ha in realtà anche un costo economico considerevole. Se da una parte gli attuali modelli di sviluppo economico credono di rispondere a logiche consumistiche e finanziarie vengono ignorati gli effetti che la distruzione di interi ecosistemi provoca sull'economia globale. È calcolata intorno ai 479 miliardi di dollari la perdita annua per tutto il mondo. Una morte lenta e progressiva della popolazione animale del mondo che dura da circa 50 anni. A essere colpiti maggiormente sono i pesci d'acqua dolce, l'ecosistema più vulnerabili. I numeri spaventosi elencati prima peggiorano se si tiene presente questo tipo di animali la cui popolazione è addirittura calata dell'80%. Da una parte lo sfruttamento dei suoli, dall'altra gli allevamenti intensivi o la continua caccia a specie animale protette che alimentano un mercato illegale sterminato, hanno provocato un lento e progressivo viaggio verso il baratro. Ci sono particolari specie animali che più di altre hanno subito questo progressivo attacco alla natura.

Gli animali più colpiti 

È il caso del gorilla di pianura orientale il cui numero è calato dell'87% negli ultimi venti anni. Il pappagallo cenerino è diminuito addirittura del 99% nello stesso periodo. Lo storione cinese, per tornare alle specie di acqua dolce, ha subito una perdita del 97%. Una delle poche notizie positive è data dalla crescita del 19% delle tigri sia in Nepal che in India. Il Wwf ha scritto un documento insieme a 40 Ong impegnate nella salvaguardia del patrimonio naturale dal titolo “Piegare la curva della biodiversità terrestre richiede una strategia integrata” con il quale ha lanciato un vero e proprio appello ai potenti del mondo con delle linee guida da seguire urgentemente per salvare il salvabile. Solo i principali capi di Stato a livello mondiale che si riuniranno tra qualche giorno per la 75esima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. A loro sono indirizzati gli appelli della comunità scientifica internazionale nella speranza di un'inversione immediata di rotta.

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Fonte: WWF →

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