Sabato, 12 Giugno 2021
L'esperto

Perché l'indice Rt ha margini di errore molto grandi

"In Italia è calcolato bene, ma se i risultati dei tamponi arrivano in ritardo, diventa un indicatore poco tempestivo'' sul'andamento dell'epidemia di Covid, spiega l'esperto Alessandro Vespignani

Non è il Vangelo l'indice Rt, ma è importante. E gira anche intorno a questo parametro la modalità in base a cui verranno prese le decisioni conseguenti al nuovo Dpcm. ''L'indice Rt, il rapporto fra positivi e tamponi e il tasso di occupazione degli ospedali sono i parametri che tutto il mondo usa. Ma hanno i loro limiti''. Lo spiega a 'La Repubblica' Alessandro Vespignani, che insegna a Boston alla Northeastern University e si occupa di modelli informatici di diffusione delle epidemie. I suoi interventi in questi mesi hanno spesso chiarito con un linguaggio accessibile a tutti i dati epidemici.

Indice Rt: "In Italia viene calcolato bene, ma.."

L' indice Rt è - in sintesi - il numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto dopo l’applicazione delle misure di contenimento della pandemia di Covid 19. Come spiegato anche dal ministero della Salute, questo indice permette di valutare l’efficacia nel tempo delle contromisure adottate per limitare la diffusione del coronavirus.

''Dall'inizio dell'epidemia - afferma - abbiamo a che fare con dati che lasciano a desiderare. Ma ci rendiamo conto che raccoglierli è un lavoro complesso, e la situazione è dura per tutti. Sappiamo che questi parametri riflettono una situazione che risale ad almeno una settimana prima. Possiamo cercare di ridurre questo ritardo, ma non eliminarlo''.

"L'indice Rt in Italia viene calcolato bene - concede Vespignani -. Poi certo, riflette il ritardo fra contagio e notifica dei casi e non sempre raggiunge la granularità territoriale che sarebbe necessaria. Perché le grandi città sono una cosa, le aree rurali un'altra". L'Rt conta solo i sintomatici, spiega, ''per ragioni tecniche: c'è bisogno di indicare la data di insorgenza dei sintomi. Il problema di Rt è che ha margini di errore molto grandi. E se i risultati dei tamponi arrivano in ritardo, diventa un indicatore poco tempestivo''. Quanto ai tassi di occupazione degli ospedali, prosegue, ''in Italia tengono conto solo del saldo dei ricoverati. Non calcolano il numero di chi entra e di chi esce. Invece sarebbe importante conoscere i flussi, per capire l'andamento dell'epidemia".

"La sfida più difficile, con questo virus, è provare a prevederne l'andamento. Se ci si ritrova a inseguire, tutto diventa più difficile".

Rt e R0, quali sono le differenze

L'altro indice che abbiamo sentito spesso nominare in questi mesi di emergenza sanitaria è R0 (erre con zero), che invece è relativo alla riproduzione di base, ossia la quantità di individui che, in media, vengono contagiati da una persona con una malattia infettiva. Si tratta di un dato relativo ad una popolazione totalmente esposta alla patologia, condizione che si verifica all’inizio di un’epidemia. Invece, l'indice Rt, è legato alla situazione in evoluzione e viene influenzato dalle varie misure restrittive che vengono applicate sul territorio per ridurre il contagio e l'espandersi dell'epidemia. Proprio per questo motivo, con il passare del tempo, è stato utilizzato con maggiore frequenza l'indice Rt rispetto a R0.

ISS, in quanto organo tecnico-scientifico del servizio sanitario nazionale, sta effettuando dall’inizio della pandemia una costante e complessa sorveglianza epidemiologica ed una valutazione del rischio settimanale in continuo raccordo con le regioni. 

Fonte: La Repubblica →
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