Giovedì, 5 Agosto 2021

Morfina ad un neonato, l'infermiera accusata si difende: "Sono innocente"

La donna, 43 anni, è stata arrestata ieri dalla polizia a Verona. L'incredulità dei colleghi di reparto: "Era una delle più brave"

Immagine d'archivio

"Ho pensato a quel farmaco perché ho subito riconosciuto i sintomi. Faccio da vent’anni questo lavoro, ho una grande esperienza. E tutti i miei colleghi hanno rimarcato la mia affidabilità dal punto di vista professionale". Così si è difende, tramite il suo legale, l’infermiera di 43 anni arrestata ieri dalla polizia con l’accusa di aver somministrato morfina ad un neonato, causandogli una crisi respiratoria che per poco non è costata la vita al piccolo.

Secondo il Corriere della Sera, dunque, la donna - infermiera nel reparto di neonatologia dell’ospedale veronese di Borgo Roma - continua a professarsi innocente e anzi sostiene di aver salvato la vita al piccolo. È stata lei, infatti, a suggerire al medico di somministrare al neonato un preciso dosaggio di un farmaco, il Naloxone. Si tratta di un farmaco inibitore degli oppioidi, che si usa principalmente per salvare la vita a chi è in overdose di eroina o morfina. Resta però da capire com’è che possibile che sia stata proprio lei - unica in reparto - a capire cosa stava accadendo.

La 43enne, madre di tre figli, viene descritta dai colleghi come una gran lavoratrice, un’infermiera "brava, competente, molto esperta e amante dei bambini". "Era considerata una delle più brave", conferma Paolo Biban, primario di pediatria a indirizzo critico e suo diretto responsabile. Al Borgo Roma nessuno sa darsi una spiegazione. 
 

Fonte: Corriere della Sera →
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