Infermiera stuprata in un parcheggio in pieno giorno: "Città deserta, nessuno mi ha aiutato"

Il racconto di Francesca (nome di fantasia), infermiera impegnata in una struttura pubblica dove assiste "reduci" del Covid. La violenza a Napoli, nei pressi della stazione Centrale

Immagine di repertorio Ansa

Ha suscitato clamore e indignazione il racconto di un'infermiera violentata domenica pomeriggio in un parcheggio nel centro di Napoli. La donna, 48enne sposata e madre di una figlia, lavora nel reparto di psichiatria di una struttura pubblica e si occupa insieme ai colleghi di chi ha subito le conseguenze psicologiche dell'emergenza sanitaria in corso. Le forze dell'ordine hanno poi arrestato un uomo, un cittadino senegalese risultato irregolare in Italia.

Secondo la testimonianza raccolta da Repubblica, Francesca (nome di fantasia) era seduta su una panchina nel parcheggio im corso Arnaldo Lucci, vicino alla stazione Centrale, in attesa del bus che l'avrebbe riportata ad Avellino dove vive, quando è stata avvicinata da un uomo. In quel momento non c'era nessuno, la città era deserta, ma la zona è piena di videocamere di sorveglianza, che hanno ripreso tutto quello che poi è avvenuto. 

"All’improvviso quest’uomo grande e grosso ha scavalcato una recinzione ed è venuto verso di me. Ho subito avuto paura, aveva l’aria minacciosa", è il racconto di Francesca. In un primo momento, la donna ha pensato che si trattasse di una rapina e per questo ha raccontato di aver offerto all'uomo i soldi che aveva con sé, ma l'aggressore l'ha strattonata e gettata a terra. "Ho visto il mio cellulare volare via, mi ha strappato il giubbino di dosso. Ho capito che per me era finita", sono le parole di Francesca. 

Mi sono accovacciata a terra per proteggermi, ma lui mi ha preso alle spalle. Con tutto il suo peso si è messo sulla mia schiena provocandomi un dolore immenso. Non saprei dire se era più forte quello fisico o quello mentale. Mi infilava le mani dappertutto e si arrabbiava perché io mi difendevo. Diceva cose assurde, come in una litania: “Ti uccido, ti devo purificare, di tolgo il fuoco che hai dentro. Devi spogliarti di tutto, vestirti e pettinarti come dico io”. Io sentivo ma non respiravo con quella mano sulla bocca. Ad ogni istante pensavo: tra poco arriva l’autobus, tra poco compare qualcuno. Resisti Francesca, resisti, tu sei più forte di lui. Ce la devi fare, devi vincere…

"Ho mentito per salvarmi. Gli ho detto di non farmi male perché ero incinta, gli ho detto che non riuscivo a respirare e che avevo bisogno di acqua, e poi gli ho detto che se arrivava qualcuno sarebbe stato arrestato. Ma lui continuava a cercare di strapparmi i jeans", ha detto la l'infermiera.

La violenza è durata quarantacinque minuti, "un'eternità", durante i quali "non si è vista nessuna auto delle forze dell'ordine" e nessuno l'ha aiutata. Solo una donna è passata nei pressi, senza fermarsi, nonostante Francesca le abbia gridato di chiedere aiuto. L'incubo è finito quando è arrivato l'autobus- "L’autista ha visto cosa stava succedendo, è sceso e ha cominciato a urlare. Intanto però è arrivato l’Esercito. Tre militari lo hanno circondato e a quel punto io sono riuscita ad alzarmi e mi sono rifugiata sull’autobus. Poi è arrivata anche la polizia, quattro volanti per bloccare quell’essere immondo", ha proseguito Francesca. 

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"Le telecamere hanno ripreso tutta la violenza, ma nessuno stava guardando quei filmati in diretta, altrimenti sarebbe subito intervenuto. Usano i droni per trovare le persone che vanno sulla spiaggia nonostante l’emergenza Covid. Perché non li usano per prevenire queste e altre aggressioni?", è lo sfogo amaro di Francesca, che ha comunque ringraziato la dirigente delle volanti, la vice questore Francesca Fava, "che ha capito cosa ho vissuto". "La polizia ha avvertito mio marito. Hanno visto i filmati, alcuni poliziotti non ce l'hanno fatta a guardare fino alla fine per la rabbia e il disgusto". 

Fonte: La Repubblica →

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