Martedì, 26 Gennaio 2021
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Matteo, infermiere con il virus: "I miei sintomi? Niente odori, poi un mal di schiena tremendo"

In un mese sono stati contagiati dal Sars-Cov-2 ben 11.007 infermieri. Uno di loro è D’Ambrosio, 27 anni, che lavora al pronto soccorso Covid dell’ospedale di Scafati

Foto Ansa (repertorio)

I numeri sono impressionanti. In un mese sono stati contagiati dal Satrs-Cov-2 oltre 20 mila operatori sanitari in tutta Italia. Tra questi 11.007 sono infermieri. Uno di loro è Matteo D’Ambrosio, 27 anni, infermiere al pronto soccorso Covid dell’ospedale di Scafati, nel Salernitano. 

Matteo D'Ambrosio: il racconto dell'infermiere positivo al Covid

Il suo racconto della "bruttissima esperienza" lo fa a Chiara Baldi oggi sulla Stampa. Così si è reso conto di essere stato infettato: "Una mattina, appena sveglio, mi sono accorto che non sentivo gli odori e avevo un mal di schiena tremendo,come se avessi un masso tra le scapole. Non mi era mai successo. Per verificare se davvero avessi l’anosmia, sono corso in uno dei due bagni di casa a spruzzarmi addosso del profumo. Ma non sentivo niente".

Essendo un infermiere, a quel punto sapeva cosa fare. E non ha perso tempo. "Ho chiamato mio padre tenendolo a distanza fuori dalla porta e gli ho spruzzato addosso lo stesso profumo. E lui mi ha confermato che lo sentiva. Io però no. Così gli ho detto: “Papà, mamma, fate le valigie, dovete lasciare questa casa per qualche giorno”".

La solitudine totale dei malati di coronavirus

D'Ambrosio ha trascorso più di 10 giorni da solo trascorrendo le giornate tra il letto e il divano, "giorni di una solitudine totale in cui ti senti quasi dimenticato dal mondo.". "Il momento più bello della giornata era quando arrivava un messaggio o una chiamata: l’unico modo per sentire una voce amica.

"Fino a che non lo prendi,non realizzi quanto questo virus sia maledetto: ti isola completamente dagli altri".

"Fremevo dalla voglia di tornare a lavorare - racconta D'Ambrosio - Non po- tendoli disturbare durante l’orario di lavoro, anche perché comunque facevano tur- ni massacranti dovendo an- che sostituire me che ero in malattia, aspettavo sempre che mi aggiornassero sulla situazione tramite la chat che abbiamo su Whatsapp. Per fortuna lo hanno fatto ogni giorno, per me è stato importantissimo". Lunedì torna al lavoro, in prima linea.

Servono più infermieri in Italia

Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, commenta i dati del report del sindacato secondo cui ad oggi mancano all'appello oltre 90mila infermieri "per sopperire alla grave carenza di personale nella sanità pubblica italiana".

"Le cifre parlano chiaro. 53mila era la carenza strutturale di infermieri aggiornata al 2019. A questi si aggiungono altre pesanti défaillance: 22.000 sono gli infermieri in pensionamento nel 2019, che ricadono sulle forze del 2020. Poi ci sono almeno altri 9600 infermieri, quelli che mancano per garantire il servizio dell'infermiere di famiglia, tanto annunciati ed acclamati, previsti ufficialmente dal decreto rilancio, ma per la quasi totalità non ancora mai assunti. Infine si devono assolutamente inserire figure di infermieri per rendere operativi tutti i nuovi posti di terapia intensiva (ne sono stati aggiunti ben oltre 3mila per fronteggiare la nuova ondata), e quindi superiamo le 90mila unità mancanti all'appello. Bisogna poi contare che, in tutto questo, tra gli oltre 28mila che si sono ammalati di Covid da fine gennaio in poi, non meno di 18 mila sono i colleghi che hanno avuto bisogno di assentarsi dal posto di lavoro per malattia, e che avrebbero dovuto essere sostituiti con altrettanti colleghi da assumere a tempo determinato, cosa quasi mai avvenuta". 

"A questo punto - spiega - ci chiediamo cosa succederebbe se la necessità di nuovi ricoveri dovesse portare alla saturazione dei posti in terapia intensiva unicamente attraverso pazienti Covid. Il conto è allarmante, perchè per ogni paziente di terapia intensiva occorrono almeno 3 infermieri e 1 anestesista". Con i dati descritti, ci sarebbe un fabbisogno di almeno 92959 infermieri, che potrebbe arrivare sino a 95259, se tutti i nuovi posti di terapia intensiva fossero occupati con pazienti Covid 19 (perchè il fabbisogno aumenta)".

Fonte: La Stampa →
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