rotate-mobile
Venerdì, 14 Giugno 2024

"Un intervento militare straniero in Siria è sempre più probabile"

I quotidiani New York Times e Le Temps svela piani militari di Usa, Turchia e Israele per intervenire militarmente in Siria

La crisi siriana si acuisce sempre più, e la comunità internazionale sembra voler abbandonare la prudenza per un intervento sempre più diretto per rovesciare il regime di Bashar al Assad.

Secondo quanto si può leggere sul New York Times, l'amministrazione Usa di Barack Obama avrebbe abbandonato per il momento gli sforzi diplomatici per regolare la crisi siriana, puntando invece sugli aiuti ai ribelli siriani e sugli sforzi per una coalizione di ampio respiro che costringa Bashar al Assad ad abbandonare il potere.
Il quotidiano statunitense sostiene inoltre che alcuni funzionari americani sarebbero in contatto con autorità di Turchia e Israele per preparare una strategia per far cadere il regime di Damasco.
Gli aiuti ai ribelli, si legge, non includerebbero armi ma soltanto equipaggiamenti per l'addestramento, la formazione e la comunicazione. "Avrete notato come negli ultimi due mesi l'opposizione si sia rafforzata", ha detto un alto funzionario dell'amministrazione di Obama. "Ora siamo pronti ad accelerare questo processo", ha aggiunto. Stando a quanto si legge sul New York Times, a questo proposito, un piccolo nucleo di agenti della Cia starebbe operando in gran segreto nel sud della Turchia da alcune settimane per aiutare gli alleati a decidere chi tra i gruppi dell'opposizione siriana dovrà ricevere armi per combattere il regime.

Il quotidiano svizzero Le Temps conferma, con altre fonti, quanto rivelato dal New York Times: "A Bruxelles l'intervento in Siria non è più un tabù" e "di fronte ai rischi di una guerra civile di lunga durata e di un regime pronto a tutto, si sta facendo strada l'ipotesi di raid aerei".
Il quotidiano riferisce che il senatore americano John McCain, ancora molto ascoltato e influente presso alla Nato, ha ripetutamente caldeggiato nelle ultime settime l'ipotesi delle incursioni aeree mirate. E anche il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak ha evocato ieri un eventuale intervento di Israele per neutralizzare l'arsenale chimico siriano, rilanciando l'idea.

D'altra parte, segnala il quotidiano, "c'è già un precedente, quello della guerra in Kosovo, quando la Nato decise da marzo a giugno del 1999 di bombardare Belgrado e i centri nevralgici del potere serbo malgrado l'opposizione di Mosca e Pechino".
"Il modello, se mai dovesse esserci un intervento, dovrà essere quello della Libia, con un mandato dell'Onu per l'uso della forza al fine di proteggere i civili", ha avvertito una fonte citata dal giornale.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Un intervento militare straniero in Siria è sempre più probabile"

Today è in caricamento