Lunedì, 25 Ottobre 2021

"L'irruzione alla scuola Diaz a Genova fu rappresaglia motivata da desiderio di vendetta"

Vincenzo Canterini, comandante del Reparto mobile di Roma durante il G8 di Genova, racconta in un libro la sua verità sull'irruzione alla scuola Diaz

Un casino infernale. Gli anfibi degli agenti rimbombavano sordi inciampando sui contusi e slittando sopra vetri rotti, vestiti strappati, pozzanghere di sangue. Giuro, erano pozzanghere. Dietro la porta che dava sulla palestra notai i primi feriti, piangevano accasciati contro la parete. Urla disumane, terrificanti, sembravano provenire dall’aldilà. Vidi gente calpestata dalle scarpe dei poliziotti. Presi la via delle scale facendo lo slalom tra panche rovesciate e gli ultimi agenti che mi sorpassavano mentre salivo. Avevo deciso di fare un sopralluogo in tutti i piani, ma il proposito sarebbe rimasto tale, a causa di ciò che vidi non appena alzai il piede dall’ultimo gradino della rampa.

A scrivere queste parole sull'irruzione nella scuola Diaz durante il G8 di Genova non è uno dei manifestati che la subirono, ma Vincenzo Canterini, allora comandante del Reparto mobile di Roma, in un libro scritto con i giornalisti Gian Marco Chiocci e Simone di Meo per Imprimatur editore.

Il Fatto Quotidiano pubblica sul suo sito internet ampi stralci di questo libro, destinato a scuotere le coscienze e riaccendere le polemiche sulla gestione dell'ordine pubblico a Genova.
Questi i più significativi:

"La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc. Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti".

“Di qua i miei uomini, di là la classica ‘macedonia di polizia’ che per esperienza volevo sempre lontana dai teatri di ordine pubblico. Facce stanche, affaticate, assetate di sangue e di vendetta. Gente in fibrillazione, completamente alla frutta per quei due giorni d’inferno, che scalpitava. Un’accozzaglia di divise blu e di dialetti incomprensibili. La preoccupazione maggiore era per quei tipi in borghese, con la pettorina della polizia”.

All’origine della spedizione alla Diaz c’era stata una situazione di tensione creatasi in via Battisti al passaggio di un “pattuglione” della polizia nel tardo pomeriggio del 21 luglio, quando il G8 e le sue manifestazioni erano ormai finiti. Urla, insulti, il lancio di un paio di oggetti, nessun ferito. Da qui la decisione di intervenire nel “covo”. Ma ecco il cattivo pensiero che Canterini condivide con molti dei suoi nemici no global: “A me quel passaggio con le sirene è sempre puz­zato. Perché andare a stuzzicare il cane che dor­me? Perché provocarlo e costringerlo a una reazio­ne? Perché ricominciare daccapo quando ormai a Genova non si vedeva più anima viva? Ragionavo per sensazioni, e non trovavo risposte senza che altri interrogativi iniziassero a ronzarmi dentro”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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