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Domenica, 16 Giugno 2024

La bomba di amianto che avvelena Avellino

Aria intossicata in pieno centro città. La causa? Isochimica, azienda dismessa con tonnellate di amianto: una vera 'bomba ecologica'

Nel suo cortile sono depositati 500 cubi di amianto-cemento friabile e sotto terra ci sono 2276 tonnellate di amianto. Inoltre dopo le perizie disposte dalla procura che ha riaperto il caso sono state trovate fribre libere e respirabili. Questa la condizione della Isochimica, l'azienda dismessa che continua a inquinare l'aria di Avellino e provincia.

A rischio la salute dei cittadini: lo scorso 31 ottobre l’Arpac ha prescritto la necessità di "effettuare la pulizia delle aree esterne interessate ancora da amianto disciolto" e alcuni mesi prima, a luglio, l’Asl ha segnalato al sindaco e al Comune di Avellino che "i teli che ricoprivano i cubi di cemento-amianto risultano distrutti dalle intemperie e che i cubi sono totalmente esposti all’azione degli agenti atmosferici".

Gli esami sono stati depositati nell’ambito del procedimento giudiziario a carico di 24 persone tra cui il management dell’azienda, amministratori di comune, Arpac e Asl e la giunta comunale del 2005. L’indagine avviata dal capo della procura di Avellino Rosario Cantelmo e dal pm Elia Taddeo ha per ora portato a un sequestro d’urgenza dello stabilimento: le fibre di amianto si liberano nell’aria e possono causare mesoteliomi pleurici o peritonali, o un cancro al polmone.

Già nove operai sono morti, 140 combattono contro tumori e tanta gente che vive nei dintorni dello stabilimento si sta ammalando. Una storia cominciata nel 1990 quando chiude l’azienda a cui era stata affidata la scoibentazione di 2 mila e 500 carrozze delle Ferrovie dello Stato. L’amianto veniva sotterrato in profondità dagli operai che lavoravano senza protezioni, a volte a mani nude e che oggi si stanno ammalando.

"Gli indagati per raggiungere i loro scopi, (industriali, commerciali o per i pubblici amministratori, volti ad evitare i costi della bonifica), hanno agito nella piena consapevolezza degli enormi danni che sarebbero stati arrecati nell’ambiente e alla salute delle persone" afferma la procura che sta portando avanti le indagini.

Il reato contestato è proprio quello del disastro: il tipo di amianto presente nell’area è quello tra i più pericolosi, la crocidolite, che provoca patologie con un'incubazione di 25 o addirittura trent'anni. Una mancata bonifica e i cittadini ne pagano le conseguenze.

Fonte: Corriere.it →
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