Lunedì, 1 Marzo 2021

Lampedusa ora è candidata al Nobel per la Pace

Grazie alla campagna dell'Espresso è stata ufficializzata la candidatura dell'isola. Letta: "Un messaggio di speranza"

L'isola di Lampedusa è ufficialmente candidata al Premio Nobel nel 2014. La notizia arriva direttamente da L'Espresso che in questi mesi aveva lanciato una camapagna e una raccolta firme per la candidatura. La petizione è arrivata a Oslo subito dopo il naufragio del 3 ottobre 2013, giorno della strage della vergogna.

Sarebbero 20mila le vittime degli ultimi vent'anni, 640 soltanto tra il 3 settembree l'11 ottobre 2013. Nel caso di vittoria il premio verrebbe assegnato al Comune di Lampedusa come l’istituzione, per fare in modo che ne usufruiscano sia i residenti, che spesso si sono mostrati solidali, sia i nuovi arrivati. Il Comitato per il Nobel, composto da cinque personalità norvegesi nominate dal Parlamento, esaminerà nei prossimi mesi le candidature. Solo a ottobre prossimo si saprà se l'isola alle porte dell'Europa verrà proclamata vincitrice

Soddisfatto anche il presidente del Consiglio Enrico Letta: "E' un messaggio di speranza per i diritti umani e per la legalità nel Mediterraneo e per questo deve mobilitare tutta l’Italia e tutti i Paesi dell’Unione europea. Il premio sarebbe il riconoscimento a una comunità che insegna a tutto il mondo la “globalizzazione della solidarietà".

Ma anche una eventuale vittoria del premio non risolverà l'emergenza. Scrive Fabrizio Gatti sull'Espresso

La candidatura di Lampedusa non è ovviamente la soluzione per evitare altre stragi. Ma può essere un monito e un’occasione per richiamare l’attenzione del mondo sulle norme che impediscono ai profughi di seguire percorsi legali e sicuri. Gli Stati membri dell’Unione europea garantiscono infatti la protezione dei rifugiati, ma solo se si trovano già sul loro territorio. Paradossalmente la legge europea vieta l’ingresso ai profughi: anche se si tratta di donne e bambini, anche se sono in fuga da regimi come quello al potere in Eritrea, o da massacri come quello in corso in Siria. L’unica via di salvezza resta così la rotta clandestina: il passaggio che arricchisce la criminalità davanti alle lacrime di circostanza della politica. Le vittime eritree e siriane dei naufragi del 30 settembre, del 3 e dell’11 ottobre avevano pagato 1.600 dollari a testa: cinque volte di più di un volo Tripoli-Roma.

Fonte: L'Espresso →
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