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Mercoledì, 1 Dicembre 2021

"Subito una legge su eutanasia e testamento biologico, ci sono 70mila firme"

A chiederla non è una piccola associazione, ma settantamila cittadini italiani. "E’ ora che la presidente della Camera Laura Boldrini ci riceva" dice Mina Welby

Una legge sul testamento biologico e sull'eutanasia legale. A chiederla non è una piccola associazione, ma settantamila cittadini italiani. “E’ ora che la presidente della Camera Laura Boldrini ci riceva, in Parlamento giacciono 70mila firme di cittadini italiani che vogliono una legge in materia di testamento biologico ed eutanasia legale” dice Mina Welby.

Il tema è tornato di stretta attualità dopo il suicidio del regista Carlo Lizzani. Mina Welby, 76 anni, è la vedova di Piergiorgio Welby, artista e intellettuale affetto da distrofia muscolare, morto il 20 dicembre 2006 dopo che il dottor Mario Riccio, anestesista – prima imputato per omicidio del consenziente, poi definitivamente prosciolto da ogni accusa –  staccò il respiratore artificiale che teneva in vita Welby. Nel febbraio del 2006 anche l’Ordine dei medici di Cremona riconobbe che l'anestesista aveva agito nella piena legittimità del comportamento etico e professionale.

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Scrive Il Fatto Quotidiano:

Ora i temi dell’eutanasia volontaria e del suicidio assistito tornano a essere al centro del dibattito pubblico dopo che il regista romano Lizzani si è tolto la vita gettandosi dal balcone di casa (“se avesse potuto, avrebbe scelto l’eutanasia”, ha spiegato il figlio). Prima di lui, il 29 novembre 2010, Mario Monicelli, lanciatosi dal quinto piano del balcone dell’ospedale dove era ricoverato; Franco Lucentini che, il 6 agosto 2002, si buttò dalla tromba delle scale all’età di 81 anni; e in modo diverso, ma sempre attinente, scegliendo proprio il suicidio assistito in una clinica svizzera il 29 novembre 2011 all’età di 79 anni, il fondatore de ‘Il manifesto’ Lucio Magri.

Mina Welby racconta: "In Italia la morte è ancora un tabù forte e radicato - prosegue – e dirò di più: fosse per me cercherei di convincere chi me lo chiede a non utilizzare lo strumento dell’eutanasia, ma sono totalmente rispettosa della scelta della persona che ritiene giusto farlo”.

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Ma l'Italia è pronta o almeno sufficientemente aperta per affrontare questa discussione? “Non so se il nostro Paese sia pronto a discuterne, ma so per certo che il tema dell’eutanasia e di una morte dignitosa s’impone alla coscienza contemporanea”, afferma il teologo Vito Mancuso. “E’ giusto che la classe politica non dico risolva la questione, ma che almeno si sviluppi una vera battaglia, nobile e culturalmente alta. Anche se io sostengo che sia meglio non suicidarsi, accettare la dimensione della sofferenza, senza però escludere o ostruire il ricorso alle cure palliative, in modo che a decidere della morte sia il ciclo biologico”.

Ci saranno aperture di Papa Francesco su questo argomento?

"Il Vaticano e anche Papa Francesco si sono già espressi in materia con un fermo ‘no’ – conclude la Welby – ma il buon Dio conosce la sincerità e le difficoltà degli uomini ed essendo venuto per calpestare il suolo credo che ora sia vicino alla nostra battaglia”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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