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Mercoledì, 26 Gennaio 2022

La Chiesa continua a non pagare l'Imu: la legge non funziona

Il Governo Monti aveva addirittura promesso che l'Imu sugli immobili commerciali della Chiesa avrebbe permesso di abbassare le tasse. Ma c'è un "piccolo" problema: la legge non funziona

Ricordate il gran parlare a proposito della legge varata per far pagare l’Imu sugli immobili commerciali della Chiesa? La Chiesa, come tutti gli enti non commerciali, dovrebbe versare l’Imu sugli immobili che ospitano le attività che danno profitto.

Il pagamento deve avvenire anche quando le attività redditizie sono svolte in immobili in cui l’utilizzazione è mista.

Il governo Monti modificando la legge per non incorrere in una multa europea per aiuti di Stato, prometteva senza fare stime precise di pensare anche ad abbassare le tasse grazie alle nuove entrate: "Le maggiori entrate saranno accertate a consuntivo e potranno essere destinate all’alleggerimento della pressione fiscale".

E' stato proprio così? No, perché c'è un "minuscolo" problemino: la legge non funziona. Marco Palombi sul Fatto Quotidiano racconta perché:

E ora? Ora che tutto è a posto, quanto incasserà l’erario? Ufficialmente è un mistero, ufficiosamente non molto di più rispetto agli anni scorsi. Lo sostiene, anonimamente, una fonte dell’associazione dei Comuni e ne è convinto l’uomo che ha iniziato la battaglia a Bruxelles contro i privilegi fiscali della Chiesa, l’ex parlamentare radicale Maurizio Turco: “Il gettito non subirà variazioni sostanziali rispetto al passato. Il regolamento bizantino varato dal governo Monti non ha fatto altro che posticipare il momento della verità. Non è con l’autocertificazione che si risolve il problema: senza controlli non sapremo mai chi e quanto dovrà pagare”. Ma i Comuni non sono interessati a incassare “I sindaci – è la risposta – non fanno i controlli per la semplice ragione che sono nelle condizioni tecniche e politiche per farli”. Tradotto: non hanno il personale, né la volontà di mettersi contro un apparato che i governi d’ogni colore hanno dimostrato di non voler infastidire.

E pensare che si parlava in principio di cifre faraoniche. Ad esempio, l’associazione di ricerca Ares stimava in più di 2 miliardi il gettito potenziale per le sole proprietà della Chiesa, l’Anci aveva calcolato 500-700 milioni, la commissione del Tesoro sull’erosione fiscale guidata da Vieri Ceriani nel 2011 si era mantenuta più prudente con 100 milioni di euro. Ma non è tutto.

IMU PIU' LEGGERA PER LA CHIESA

Entro il 4 febbraio chi aveva beneficiato di esenzioni Imu nel 2012 ha dovuto consegnare un modulo in cui dichiarava la sua posizione (o anche una semplice variazione rispetto all’anno prima). In sostanza, una sorta di primo censimento di chi non paga l’imposta sugli immobili, che però non ha per ora riguardato enti senza fini di lucro e ecclesiastici: li ha esentati una circolare del ministero a gennaio. Motivo? Mancava il modulo o, nel loro linguaggio, “la successiva emanazione del decreto di approvazione dell’apposito modello di dichiarazione in cui verrà indicato anche il termine di presentazione della stessa”.

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