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Mercoledì, 1 Febbraio 2023

Shalabayeva scrive a Renzi: "Ascolti anche l’altro Kazakistan"

Questa settimana il premier andrà in Kazakistan in visita istituzionale. Alma Shalabayeva coglie l'occasione per ricordargli anche di quella parte del suo Paese impegnata nella lotta per i diritti umani

Matteo Renzi è in viaggio in questi giorni e tra poco arriverà anche in Kazakistan, il Paese del dissidente Mukhtar Ablyazov e di sua moglie Alma Shalabayeva, vittima insieme alla figlia del 'pasticcio' istituzionale.

La donna venne fermata il 28 maggio 2013 da alcuni agenti della questura di Roma, insieme alla figlia di 6 anni, mentre si trovava in una villa a Casalpalocco. Il 30 maggio 2013 la questura di Roma firmò l’espulsione sua e della figlia, con l’accusa di essere entrata illegalmente in Italia e venne rimandata in Kazakistan. Solo il 24 dicembre 2013, a seguito a diverse polemiche, fu possibile per lei lasciare il suo Paese. Da fine aprile ha ottenuto lo status di rifugiata e potrà vivere con la figlia nella Capitale.

Così Alma Shalabayeva coglie l'occasione del viaggio istituzionale del premier per scrivergli una lettera in cui racconta il suo Paese "che resta ostile a qualsiasi pensiero critico del regime attuale". Chiede al premier un occhio di riguardo per tutti gli oppositori di regime, tra cui c'è anche suo marito, attualmente rifugiato in Francia:
 

ONG, giornalisti e attivisti vivono nella costante paura di subire raid nei loro uffici da parte dalla polizia o dei servizi speciali e di avere i loro beni confiscati. Qualsiasi attività civile è paralizzata perché le persone sanno che se finiscono davanti a un giudice non possono aspettarsi un processo equo. I forti legami economici tra alcuni Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia, e il Kazakistan, possono e devono essere utilizzati anche per promuovere un cambiamento positivo, stabilità e sviluppi democratici.


Così Shalabayeva spera che il premier possa anche incontrare parte di quella società civile impegnata nella difesa dei diritti umani, di cui lei e il marito fanno parte:
 

Le chiedo di non cedere alle rassicurazioni formali delle autorità kazake , Le chiedo di incontrare anche i pochi rappresentanti della società civile, i familiari di coloro che sono in carcere, accusati di aver fomentato la discordia sociale, mentre in realtà stavano combattendo perché i diritti delle persone venissero rispettati. Sorvegli i valori che l’Europa ha promosso. Sembra che solo una concreta pressione dall’esterno possa cambiare il mio paese, che mi auguro di vedere, un giorno, pienamente democratico.

Fonte: Corriere.it →
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